L’unica cosa che al momento può consolare l’Inter, alle prese con la quarta stagione fallimentare consecutiva, è che dall’altra parte del Naviglio non se la passano molto meglio, anzi. Se Sparta piange Atene non ride, insomma, e fa niente se il motto può andar bene anche per il Milan: ciò non fa che aumentare all’esterno la consapevolezza della crisi nera in cui è piombato il calcio milanese, e le parole a metà tra il compassionevole e il beffardo di Beppe Marotta, ds della Juve tritatutto (“Sarebbe stato bello poter lottare per lo scudetto contro le milanesi“) danno bene l’idea di quanto in basso sia sprofondata la Madunina.

Volendo fare una graduatoria delle disgrazie, forse è proprio l’Inter quella che sta messa peggio per tutta una serie di ragioni. Innanzitutto, i nerazzurri sono alle prese, come detto, con il quarto anno negativo consecutivo e il prossimo sarà il quarto anno di fila senza partecipare alla Champions League. Il progetto-Thohir, com’è noto, non può prescindere dall’accesso ai milioni della massima competizione europea: senza di essi, la riduzione del mostruoso rosso di bilancio e il mantenimento contestuale di una squadra competitiva (?) diventa quasi una chimera. I pesanti investimenti di questo autunno-inverno, con il ritorno di Mancini e una sontuosa campagna-acquisti di gennaio, avevano il sapore dell’all-in a poker: una scommessa pesante per raggiungere quel terzo posto che in realtà è sfuggito quasi subito dalle zampe di Icardi e compagni.

Non solo: l’Inter è uscita in malo modo dall’Europa League (altra ipotetica porta d’accesso ai denari della Champions) e in questo momento anche il sesto posto, con relativa qualificazione all’Europa minore, è distante nove punti, divario quasi invalicabile per una squadra che finora ha vinto solo il 32% delle gare giocate. Dulcis in fundo, a giugno bisognerà fare i conti con alcune operazioni obbligate (i riscatti di Dodò, Shaqiri, Santon e Brozovic) per un totale di circa 35 milioni di euro, una somma ingente per un club con 105 milioni di euro di buco di bilancio e con la mannaia di una probabile sanzione UEFA per inadempienza agli obblighi imposti dal fair play finanziario.

Uno scenario davvero poco entusiasmante che costringerà i nerazzurri a qualche dolorosa cessione (Handanovic e Icardi sicuri partenti, si cercano acquirenti anche per Guarin, Hernanes e Kovacic) e la squadra a qualche rinuncia. Erick Thohir, infatti, ha deciso di tagliare le ferie, che non dovranno superare le tre settimane, visto che la prima delle quattro previste dal contratto è già stata sfruttata a Natale. I giocatori, considerati dal presidente nerazzurro come i veri responsabili della situazione (certo che anche lui potrebbe evitare lo stadio, visto che quando è presente l’Inter non vince mai), dovranno dunque restare ad Appiano Gentile fino a domenica 7 giugno, per poi tornare a disposizione non oltre la fine del mese.

Ritiro anticipato, dunque, poi si parte per Asia, per tentare di raggruzzolare qualche spicciolo. In quei giorni, dall’altra parte del Naviglio, ci sarà il percorso inverso: sarà l’Asia, sotto forma di nuovi investitori, a venire a Milanello.