Ci sono voluti 120 minuti al Milan per battere 3-1 il Crotone e staccare il pass per gli ottavi di finale di Coppa Italia, dove il prossimo 17 dicembre incontrerà la Sampdoria. Un’eventuale eliminazione, citando Sinisa Mihajlovic, sarebbe stata una catastrofe: pericolo evitato, ma siamo ben lontani dal poter parlare di serata positiva. I calabresi, magnificamente allenati dal gasperiniano Juric, hanno dimostrato di meritare tutti i complimenti ricevuti in questa prima parte di campionato cadetto (al momento sono secondi in classifica), e sono stati fermati soltanto dalle prodezze singole di Luiz Adriano nella ripresa e di Bonaventura e Niang nei supplementari, ovvero gli stessi protagonisti della vittoria sui blucerchiati di domenica sera.

Questo è probabilmente il lato più inquietante della serata rossonera: per piegare una squadra di Serie B è stato necessario cooptare a forza i titolari e sperare che fossero loro a togliere le castagne dal fuoco. Addirittura, pare che Bonaventura e Montolivo (splendida punizione del 2-1 il primo, assist del 3-1 il secondo) siano stati convocati in extremis su richiesta di Galliani, che forse aveva subodorato il rischio del match. Insomma, se Mihajlovic voleva delle risposte dalle seconde linee, ne ha avute tante, ma quasi nessuna positiva, come ha anche sottolineato lui stesso nel dopopartita.

In particolare, il serbo ha censurato l’atteggiamento di Zapata, colpevole nel gol del momentaneo pareggio di Budimir: è assai probabile che del colombiano si perderanno le tracce per un bel pezzo, perlomeno in campionato. Un altro che rischia la marginalità perpetua è Keisuke Honda, che ieri non ha indovinato nulla ed è parso molle e svagato. De Sciglio è parso comatoso come ormai sempre da un paio di anni a questa parte, poca roba anche Suso e Nocerino, ma in questo caso la colpa forse è più del tecnico, dal momento che si parla di due giocatori fuori dal progetto sin dall’inizio. E i giovani? Calabria si è fatto mangiare in testa da Torromino e Martella, mentre José Mauri, all’esordio assoluto, non ha saputo né coprire né mettere ordine a centrocampo. In definitiva, gli unici a essersi parzialmente salvati sono stati Mexes, Poli e Abbiati, ovvero i più esperti della truppa.

Per gli inguaribili ottimisti, comunque, c’è sempre la possibilità di guardare al bicchiere mezzo pieno. La gara col Crotone ha fatto capire alla società che il gruppo di giocatori su cui può contare effettivamente Mihajlovic non supera le 16-17 unità, più i lungodegenti. Degli altri si può e si deve fare a meno, magari solo momentaneamente (José Mauri), magari già a gennaio (Honda, Nocerino). Una volta smaltite queste ingombranti eccedenze, si potrà fare in modo di consegnare al serbo i giocatori che mancano: un esterno destro meno attaccante di Cerci sembra al momento l’esigenza più stringente.