La disfatta dell’Inter nella semifinale d’andata di Coppa Italia allo Stadium contro la Juventus non è altro che il termometro di una situazione enormemente critica in casa nerazzurra, in riferimento a una squadra che ha iniziato bene il proprio percorso stagionale anche grazie a una serie di risultati positivi che però già denunciavano alcuni problemi strutturali come la costruzione della manovra e la finalizzazione. Il 3-0 di Torino non è un risultato bugiardo, ma la Juventus si è limitata a chiudere spazi, posizionarsi sempre in maniera ottimale, pressare l’avversario – neanche così alto come spesso succede in campionato – a metà campo per recuperare i palloni.

L’Inter ha evidenti difficoltà di fraseggio e un centrocampo costituito da Medel, Felipe Melo e Kondogbia non può garantire geometrie perché tali giocatori non possiedono la qualità necessaria per farlo. Serve materia grigia in mezzo al campo e la Juventus, al contrario dell’Inter, ne ha in abbondanza. Inoltre la squadra bianconera sbaglia pochissimo e sicuramente non nei fondamentali. E se commette errori recupera perché gioca da squadra, difende ed attacca non con i singoli ma con i reparti mentre l’Inter deve affidarsi ai guizzi delle individualità.

Se tali individualità non funzionano, vedi Jovetic, Ljajic, Biabiany, la Juventus, che anche in difesa è una macchina perfetta, ha gioco facile nel decostruire le iniziative avversarie e imbastire controffensive necessarie. Diversamente avrebbe potuto essere l’occasione di rilancio per una squadra che sta annaspando in campionato e che sembra aver smarrito quello smalto che le aveva consentito di cavarsela in situazioni poco agevoli (le numerose gare risolte dalle uniche reti messe a segno ma decisive). Invece è stato il match che ha consacrato la lunga striscia consecutiva di successi bianconeri e la rinascita di Alvaro Morata, artefice di una bella doppietta.

Ovviamente l’espulsione dubbia di Murillo a più di 20 minuti dalla fine non ha aiutato, e il solito Dybala ha calato la mannaia tra il capo e il collo di una compagine già in disarmo. In sostanza, una vittoria in surplace che dovrebbe far riflettere in maniera profonda Mancini sullo stato attuale delle cose. Tra l’altro i tre davanti scelti per l’occasione non hanno mai dato profondità al gioco nerazzurro, che troppo spesso ha sbattuto contro la maginot bianconera eretta ai limiti dell’area difesa da Neto, mai veramente impegnato in tutti i 90 minuti di partita più recupero. E Icardi, in genere “ammazza-Juve”, è entrato quando ormai l’Inter in 10 non poteva fare più nulla. Così come Brozovic, l’unico che in quel contesto avrebbe potuto accendere una qualche luce in tanta oscurità. Facile capire se abbia o meno un senso il match di ritorno al Meazza in programma il 2 marzo senza, tra le altre cose, Miranda e Murillo squalificati.