Vent’anni dopo il trionfo firmato Nando Gentile e Dejan Bodiroga, l’Olimpia Milano torna a mettere le mani sulla Coppa Italia basket, la quinta della sua storia. Nella finale del Forum di Assago, i biancorossi hanno superato un’indomita Scandone Avellino per 82-76, al termine di una gara più combattuta di quanto non avessero lasciato presagire i primi due giorni delle Final Eight. MVP dell’incontro e della competizione è stato Rakim Sanders (17 punti per lui oggi), proprio l’uomo che l’anno scorso aveva pugnalato al cuore l’EA7 nella semifinale scudetto, quando ancora vestiva la maglia di Sassari.

Come detto, i ragazzi di Repesa hanno dovuto sudare più del previsto per regalare al proprio pubblico un trofeo atteso dal 1996: merito senza dubbio di Avellino, che nonostante un avvio ad handicap (8-18 dopo 8′), caratterizzato da troppe palle perse e da un’inferiorità schiacciante a rimbalzo, è riuscita a restare attaccata alla partite con le unghie, i denti e soprattutto coi numeri del miglior marcatore della serata, James Nunnally (25 punti e 30 di valutazione). Nel giorno più importante, peraltro, Milano ritrova Bruno Cerella, incredibilmente abile e arruolabile dopo 24 ore dall’intervento chirurgico al menisco – se non è record mondiale, poco ci manca – ma perde, in un certo senso, Kruno Simon, in giornata no e autore di soli 8 punti in 20′ di utilizzo.

Per un Simon che marca visita, comunque, dall’infinito roster milanese spunta quel fuoriclasse di Rakim Sanders. E’ l’americano, dopo che a inizio del quarto periodo Avellino si era rifatta pericolosamente sotto (57-62), a timbrare la giocata più importante della serata, rubando palla ad Alex Acker (uno dei tanti ex di giornata, con Green e Ragland) e a schiacciare il +7 che riaccende il Forum e lancia l’Olimpia verso l’allungo decisivo. Le triple di Cinciarini e di Sanders e un canestro da sotto di McLean mandano Milano sul +17 a meno di 4′ dalla fine. Il finale è solo un lungo avvicinamento a quella coppa che mancava da troppo tempo, e che finalmente Giorgio Armani può alzare al cielo. Dopo quello dello scudetto, assente per 18 anni fino alla finale 2014 contro Siena, un altro tabù è stato cancellato.