Alla vigilia dell’andata dei quarti di finale di Coppa Italia contro la Fiorentina, Francesco Guidolin, tecnico dell’Udinese, lancia un appello alle istituzioni (?) del nostro calcio: “La Coppa Italia va valorizzata”. Un suggerimento affettuoso, più che una polemica aperta, da parte di uno che a questo trofeo non può che tenere in modo particolare (vedasi storica vittoria del suo Vicenza nella stagione 1996-1997):

Bisognerebbe valorizzare la Coppa Italia, darle tradizione e storicità, come fanno in Inghilterra e in Francia. Così com’è, viene snobbata dai tifosi e un po’ perfino dai club, almeno fino alle semifinali. Non è mia competenza individuare i meccanismi per valorizzare il torneo. Mandare la vincitrice in Champions League? Non so. Però si potrebbe riportare la Serie A a 18 squadre e così si potrebbe fare un turno di Coppa anche in agosto”.

Inutile dire che Guidolin (foto by InfoPhoto) ha ragione da vendere: l’attuale format della Coppa Italia è semplicemente rivoltante. Non ha alcun senso: né sportivo, né commerciale, né nulla. Il format della Coppa d’Inghilterra è  certamente il più affascinante, grazie soprattutto agli scontri Davide vs Golia tra l’elite del calcio britannico e misconosciuti club della profonda provincia inglese, e il fascino della finalissima a Wembley. Ma è impensabile che le società italiane accettino un ulteriore ingolfamento di un calendario già saturo, quando negli ultimi anni non hanno fatto che comprimere sempre più la struttura della Coppa nazionale, fino a ridurla all’aborto rinsecchito che è al momento.

E allora, come sarebbe consigliabile fare anche in altre circostanze, diamo un occhio agli altri sport. Al basket, per esempio. Il sistema è semplice: le prime otto in classifica dopo il girone di andata si sfidano in una Final Eight, ospitata da una singola città nel giro di quattro giorni appena. Quattro quarti di finale, due semifinali e finalissima: sette partite ad alta intensità e livello tecnico e palazzetti strapieni.

Perché non scegliere un formato simile anche per il calcio? Magari posticipandolo a fine campionato, in modo da dare stimoli anche a quelle squadre che altrimenti (come sempre) finirebbero per tirare i remi in barca con largo anticipo. Le prime otto in classifica che si incrociano – prima contro ottava, seconda contro settima, eccetera – in una sorta di “mondialino” a gara secca da disputarsi a campionato concluso, nell’arco di una decina di giorni. In questo modo, si alzerebbe automaticamente il livello tecnico (niente squadre piene di riserve), quello economico (gli stadi sarebbero pieni) e, contemporaneamente, si snellirebbe ulteriormente il calendario.