LENZERHEIDE (Svizzera) - Sugli aspetti negativi e su cosa ci piacerebbe che la FIS, Federazione Internazionale Sci, cambiasse per “svecchiare” un po’ tutto il Circo Bianco, abbiamo già parlato nell’ultimo post relativo alla Coppa del Mondo. Il calendario da riformare è il primo punto chiave, non ci piove. Detto questo, lasciamoci andare ai bilanci di una stagione ricca di spunti interessanti. Due flash immediati:

1) La grande forza mentale dimostrata da Marcel Hirscher, 24enne austriaco di Hannaberg, domenica 17 febbraio 2013, quando è stato capace di vincere l’oro mondiale in slalom che 8.000.000 di tifosi, ovvero un’intera nazione, o quasi, l’Austria, chiedevano a lui: fatto, nonostante una gigantesca pressione.

2) I numeri impressionanti di Tina Maze (nella foto InfoPhoto), che ha regalato agli appassionati di sci, complice anche l’infortunio di Lindsey Vonn ai Mondiali austriaci, la più grande stagione di sempre da quando esiste la Coppa del Mondo, ovvero 1966-1967. Ne diamo solo qualcuno: 2.414 punti totali, mai nessuno come lei, maschi compresi; 24 gare a podio su 34, anche questo record assoluto; 9 podi conquistati su nove gare in slalom gigante, 10 su 10 se consideriamo la rassegna iridata: altro primato. In più, ci sono 2 coppe di specialità vinte (superG e gigante nello stesso anno, come erano riuscite a fare solo Maria Walliser, Carole Merle e Petra Kronberger prima della slovena), 11 vittorie totali (5 giganti, 2 slalom, 1 discesa, 1 superG, 2 supercombinate), 1 oro e 2 argenti mondiali, successi in tutte le discipline nella stessa stagione, come solo Petra Kronberger e Janica Kostelic.

Sessantotto gare per assegnare la Coppa del Mondo assoluta, 34 per parte tra uomini e donne (sulle 74 previste, 37+37), al già detentore Marcel Hirscher e alla “novità” slovena, Tina Maze. Da una parte un lungo duello con il norvegese Aksel Lund Svindal, penalizzato in parte dall’annullamento delle due prove veloci alle Finali di Lenzerheide, dall’altra il monologo di un’atleta all’apice della carriera, capace di costruirsi una solida mentalità polivalente dopo aver mostrato tutta la sua classe già a 19 anni, ma solo in gigante.

Marcel Hirscher diventa il terzo atleta della storia, dopo i miti Ingemar Stenmark e Alberto Tomba, ad aver conquistato la sfera di cristallo totalizzando punti solo in due specialità quali gigante e slalom (ha gareggiato una volta pure in superG, finendo però 32esimo a Beaver Creek e quindi fuori dalla zona punti). Gli sono “bastate” solo 20 gare su 34, ma con una marcia impressionante: non è mai uscito in nessuna prova, gareggiando in 8 giganti, 9 slalom, 2 City Event (paralleli) e 1 superG, totalizzando 6 vittorie (4 in slalom, il parallelo di Mosca e 1 in gigante),  10 secondi posti (5 in gigante, 4 in slalom, 1 nel parallelo di Monaco) e 2 terzi posti (1 in gigante, 1 in slalom) per un totale di 18 podi su 20 gare disputate, 9 su 9 in slalom. Lo avevamo già scritto, vale Alberto Tomba. A 24 anni appena compiuti può vantare 18 vittorie e 45 podi in assoluto in Coppa del Mondo, il nostro inimitabile bolognese chiuse a 31 anni con 50 vittorie imponendosi nell’ultima gara disputata, lo slalom di Crans Montana, nel marzo 1998, dopo i Giochi di Nagano.

Ma gli avversari non mancano di certo, a Marcel: Ligety, Svindal e Kostelic gli daranno fastidio ancora per una, due, massimo tre stagioni, poi comincerà un duello che già si annuncia elettrizzante con il francese Alexis Pinturault, classe 1991, già capace di vincere in quattro discipline diverse in Coppa (slalom, gigante, supercombinata, parallelo) e di salire sul podio in superG. Tre sono stati gli atleti capaci di vincere per la prima volta tra i “grandi” quest’anno: gli italiani Dominik Paris e Matteo Marsaglia, e appunto il francese Alexis Pinturault.

L’Italia maschile chiude una stagione indimenticabile con 6 vittorie (3 Innerhfer, tutte in discesa, a Beaver Creek, Wengen e Garmisch; 2 Paris, in discesa a Bormio e Kitzbuehel; 1 Marsaglia, in superG a Beaver Creek) e 12 podi totali, tra discesa, superG e gigante, grazie anche a Davide Simoncelli, Werner Heel (ritrovato sia in discesa che superG) e Manfred Moelgg. In più ci sono le due medaglie iridate conquistate da Dominik Paris (argento in discesa) e Manfred Moelgg (bronzo in gigante). E’ probabile che nulla verrà toccato all’interno della squadra maschile italiana, parlando dei tecnici, ed è giusto così, ma urge ridare brillantezza, motivazioni e forza mentale agli slalomisti, potenziale da squadra più forte al mondo non tramutatosi però in risultati concreti, e cercare più giovani da lanciare: a parte Roberto Nani, Mattia Casse e Dominik Paris, che ha solo 23 anni, non sono emersi molti nomi nuovi in questa pur brillante stagione. O meglio, sono anche emersi, ma senza lasciare grande traccia, per ora.

Un’immagine ci resta però impressa nella memoria, più di tutte le altre: ed è il successo di Dominik Paris in discesa a Kitzbuehel, il tempio della velocità, che può annoverare solo due vittorie italiane, in libera appunto: Kristian Ghedina nel 1998 e appunto Dominik Paris quest’anno. Un solo commento riportiamo, quello dello stesso “Ghedo”, regalatoci ai Mondiali di Schladming: “Vincerà più di me”, detto da chi vanta 12 successi in Coppa del Mondo e tre medaglie mondiali. Un bell’augurio, non c’è che dire.

La stagione femminile è stata esaltante, drammatica, storica, unica, anche se a tratti un po’ noiosa per via di una certa slovena… Detto dei numeri di Tina Maze, resta da ricordare il misterioso “buen ritiro” per un mese di Lindsey Vonn, per stanchezza fisica e mentale probabilmente, il suo rientro trionfale a Lake Louise, tre vittorie in tre gare sulla “sua” pista, e poi l’incidente terribile durante il superG dei Mondiali a Schladming, il primo grave della sua carriera, che ha spianato la strada allo slovena, comunque già saldamente in testa alla classifica generale e quasi irraggiungibile.

Ma la stagione ha offerto pure tanti altri temi: l’esplosione, per altro attesa, della 18enne americana di Vail, Mikaela Shiffrin, nata e cresciuta per vincere , da sempre (4 vittorie in stagione in slalom, l’oro mondiale e la coppa di specialità) i successi, i primi della carriera, per le outsider Alice McKennis, Carolina Ruiz Castillo, Lena Duerr, più quello, storico, per la slalomista slovacca Veronika Zuzulova, 13 volte sul podio senza mai vincere prima dell’ultimo capodanno, e poi, improvvisamente, i 2 trionfi consecutivi tra slalom di Semmering e Parallelo di Monaco.  La “prima” in coppa del Mondo per un’altra figlia d’arte martoriata dalla sfortuna, Tina Weirather. Il ritorno sul podio mondiale di Nadia Fanchini, dopo 4 interventi alle ginocchia. La crescita esponenziale di Anna Fenninger, ormai competitiva per lottare per la sfera di cristallo, e Lara Gut, tornata a vincere in discesa, sul podio in gigante e competitiva in tre specialità.

Nota dolente per la squadra italiana femminile: 1 solo podio (Daniela Merighetti seconda in discesa a Skt. Anton) e 15 piazzamenti nelle prime dieci, a fronte di 1 vittoria, altri 6 podi e 38 piazzamenti nelle 10 dell’annata precedente. Disastro? Sì, perché non capitava dalla stagione 1990-1991. Qualcosa cambierà, arriveranno probabilmente nuovi allenatori alla guida dei due settori, velocità e prove tecniche, è allo studio una piccola squadra per le giovani talentuose e polivalenti come Lisa Agerer, Federica Brignone, Elena Curtoni, Francesca Marsaglia, Sofia Goggia. Dovrebbe rimanere al suo posto il direttore tecnico Raimund Plancker, ma innesti non mancheranno.

Però, attenzione: la squadra è giovane e ricca di talento. Non ci stupiremmo di vedere numeri completamente diversi fra sei mesi, quando comincerà la stagione olimpica….