Numeri, parole, statistiche impressioni su un’annata da ricordare, che ha sancito il trionfo della tecnica pura sulla potenza. Un’inversione di tendenza ormai irreversibile? E’ definitivamente tramontata l’ora della polivalenza estrema? Interrogativi che rimarranno. L‘Italia femminile ha seminato, ora si spera di raccogliere nella prossima stagione. Ma i numeri restano, per ora, deficitari.

Come mutano le situazioni da una stagione all’altra! Almeno a livello femminile. Dall’annata record di Tina Maze, al deciso cambio generazionale in atto e diremmo ormai irreversibile che ha consegnato (ma non ancora definitivamente) “le chiavi” dello sci alpino nelle mani di Anna Fenninger, Lara Gut, Tina Weirather e Mikaela Shiffrin.

Questo sport si sta evolvendo, ma in meglio, perché vede un netto ritorno verso il passato: sembra essere tramontata l’era della polivalenza esasperata di fine anni ’90 inizio anni 2000: ora chi vince tra i maschi (Marcel Hirscher) lo fa grazie a due sole specialità; chi vince tra le donne (Anna Fenninger) grazie a tre. Ed è un bene, veramente, perché la tecnica torna a trionfare sulla potenza, basta guardare la differenza fisica tra Anna, Lara e Tina e le precedessori, Lindsey Vonn, Maria Hoefl-Riesch e Tina Maze. Un bel segnale per il nostro sport preferito?

Sfida aperta fino all’ultimo tra Svindal-Hirscher da una parte e Fenninger-Riesch dall’altra, situazione perfetta, per altro dopo Olimpiadi tutto sommato più che decorose, nonostante temperature alte e condizione particolari della neve.

Nelle ultime 92 gare di Coppa del Mondo (!) Hirscher ha centrato 52 podi dal 2009, sbagliando solo 12 volte. Impressionante! Così come Anna Fenninger è stata impressionante in questa stagione, con 24 gare disputate su 33, 4 vittorie, 11 podi, 22 piazzamenti tra le prime 10, un 11° posto e una sola uscita, nel gigante di Beaver Creek. Giusto che abbiano vinto loro la sfera di cristallo, con il contorno di coppa di slalom da una parte e gigante dall’altra.

Certo, Svindal non fa più punti in slalom e non è competitivo per la vittoria in gigante come in passato (quando conquistò oro mondiale e coppa di specialità nella disciplina), mentre l’infortunio finale di Maria Hoefl-Riesch ci ha privato di un duello emozionante fino alla fine, e forse meno scontato del previsto.

Il futuro maschile è di Hirscher, Pinturault e Kristoffersen, ma Ligety e Bode Miller non abdicano (soprattutto il primo). Non ancora il secondo… Il futuro femminile è roseo e intrigante con le atlete citate.

Lo spettacolo, quindi non manca mai per fortuna con questo sport, ma ci piacerebbe assistere a qualche cambiamento, perché il problema principale legato allo sci e, più in generale, agli sport invernali, rimane il fatto che per sei mesi “spariscono”. Non per gli appassionati veri, certo, ma per la maggior parte dei tifosi. E allora? E allora bisogna che la FIS faccia qualcosa, perché si può fare qualcosa.

Da metà luglio circa le squadre si trovano ormai praticamente tutte nell’altro emisfero, in modo particolare in Argentina. Se fino a uno, due stagioni or sono Austria, Stati Uniti, Germania e Svizzera magari preferivano andare in località più rinomate e organizzate dell’Australia e della Nuova Zelanda per la preparazione su neve invernale, oggi non è più così perché non sempre si trovano condizioni di manto buone nell’estremo est asiatico. E quindi? E quindi le squadre sono praticamente tutta a Ushuaia. Occorre sfruttare questa situazione.

Allora perché non tornare alle vecchie abitudini degli anni ’80 e, anzi, rilanciarle, lasciando tempo agli atleti fino agli ultimi giorni di agosto per allenarsi, e poi far partire il circuito direttamente da Uhsuaia, con quattro gare, per poi disputarne altrettante, a metà settembre, in Australia o Nuova Zelanda? Quindi riposo, rifinitura sui ghiacciai Europei e di nuovo si riparte con la Coppa del Mondo (e tutto il carrozzone dei Media già in moto) da fine ottobre a Solden, per poi andare prima in Nord America, dove a novembre c’è sempre neve, e quindi spostare un po’… indietro la stagione, in modo da terminare magari a fine febbraio o primi di marzo con il grande evento, soprattutto nel caso dei Mondiali. Pare così impossibile?

In più, bisognerebbe fare in mondo che le gare dei Mondiali (certo, a quel punto con più di quattro atleti per Nazione) valgano anche per la Coppa del Mondo. E’ fanta-sci? Non sarebbe meglio per tutti? E perché non abolire le supercombinate e far disputare lo stesso numero di gare (9? 10?) nelle altre discipline?

Infine, ci piacerebbe vedere TUTTE le piste barrate, disegni di manche più tecnici, ci piacerebbe che la Coppa tornasse a riscoprire il Giappone e soprattutto Shiga Kogen, dove esistono piste estremamente difficili, altrimenti che Coppa del Mondo è quella Coppa che si disputa quasi solo in Europa?

CAPITOLO ITALIA FEMMINILE – La squadra si è quanto meno rimessa in moto dopo la peggior stagione dal 1990-1991, cioè l’ultima, 2012-2013. Con due nuovi responsabili di settore (e altre new entry), Alberto Ghezze per la velocità e Livio Magoni per slalom e gigante. Qualche numero. Da un podio (Merighetti 2a in discesa a St. Ankton, ma anche l’argento iridato di Nadia Fanchini in discesa a Schladming 2013) e 14 piazzamenti nelle dieci in 36 gare, siamo passati a due podi (Elena Fanchini 3a in discesa sia a Beaver Creek che Lake Louise) e 29 piazzamenti tra le Top10 in 33 gare. Un deciso passaggio avanti, non c’è dubbio, anche se è ancora poco rispetto alle possibilità concrete.

Il primo obiettivo del nuovo staff era recuperare le infortunate e seminare, per raccogliere nella prossima stagione. Ci sono motivi per sorridere: Elena Fanchini è tornata sul podio in Coppa del Mondo dopo 8 lunghi anni, anche se ha di nuovo perso fiducia nel finale di stagione per via di tre cadute consecutive; Daniela Merighetti ha sfiorato la medaglia olimpica in discesa, l’avrebbe meritata per la dedizione e la passione messa sulla neve in tutti questi anni; Nadia Fanchini è ormai tra le migliori al mondo in gigante e ha chiuso al nono posto nella classifica di superG; Verena Stuffer ha disputato la miglior stagione della carriera, sfiorando il podio a Cortina in superG, a 30 anni, dimostrando che non è mai troppo tardi per emergere; a Lenzerheide abbiamo avuto sei gigantiste in gara su 25; Federica Brignone non era mai stata così costante in una stagione, praticamente sempre tra le prime 10, pur senza acuti e veniva da un’intera annata persa; Manuela Moelgg è stata recuperata in gigante, mentre Francesca Marsaglia si è rilanciata soprattutto grazie alle porte larghe e a inizio stagione partiva, in gigante, con pettorali superiori al 50; dalla prossima stagione dovremmo vedere in Coppa del Mondo una squadra giovane, sempre nella disciplina in questione, composta da Federica Brignone, Nadia Fanchini, Manuela Moelgg, Francesca Marsaglia, Irene Curtoni, Elena Curtoni (sfortunata quest’anno, ma assolutamente da recuperare ad alto livello!), Nicole Agnelli, Marta Bassino, Karoline Pichler e Michela Azzola che promette assai bene; in più, contiamo naturalmente sul recupero di Sofia Goggia, che può fare bene in discesa, gigante e superG, mentre Chiara Costazza è a un passo dal rientro nel primo gruppo in slalom; la speranza, infine, è che Johanna Schnarf stia finalmente bene e possa allenarsi senza intoppi.

Con tutto ciò, il futuro sembra roseo in gigante e superG, tra le donne, un po’ meno in discesa anche se Merighetti, Elena Fanchini ci saranno sempre e Nadia Fanchini non vuole assolutamente abbandonare la disciplina; in slalom avremo due atlete fra le 30, Irene Curtoni e Chiara Costazza, dobbiamo per forza puntare su Michela Azzola e Nicole Agnelli, e puntarci molto, in attesa che sbocci Martina Perruchon, classe ’96, dall’Asiva, forse l’unico nome promettente in questa specialità; per il resto, bisogna che la FISI investa su una squadra di slalom, non c’è alternativa, nella speranza di raccogliere i frutti non certo subito, ma almeno per i Giochi del 2018. Altrimenti continueremo a soffrire.

In più, è bene ricordare che nelle ultime cinque stagioni l’Italia femminile ha vinto una sola gara in Coppa del Mondo, con Daniela Merighetti in discesa a Cortina il 14 gennaio 2012, mentre il primo gradino del podio manca in gigante dal gennaio 2008, in superG dal dicembre 2008, in slalom dal dicembre 2007, in supercombinata da… sempre!

In attesa di capire cosa faranno Tina Maze e Maria Hoefl-Riesch, salutiamo Fraenzi Aufdenblatten, Tanja Poutiainen, Numeri, parole, statistiche impressioni su un’annata da ricordare, che ha sancito il trionfo della tecnica pura sulla potenza. Un’inversione di tendenza ormai irreversibile? E’ definitivamente tramontata l’ora della polivalenza estrema? Interrogativi che rimarranno. L’Italia femminile ha seminato, ora si spera di raccogliere nella prossima stagione. Ma i numeri restano, per ora, deficitari. Dense Karbon, forse anche Marlies Schild. Prime vittorie assolute per Gagnon, Abderhalden, Hansdotter. La sfortuna di Tessa Worley e di Veronika Zuzulova.

Alzi la mano chi avrebbe scommesso sulla resurrezione di Andrea Fischbacher!

Vi lascio con una domanda: ma a cosa serve il Team Event?