E alla fine, come si suol dire, i tabù sono fatti per essere spezzati. Gran Bretagna regina di Coppa Davis, 79 anni dopo l’ultima volta. Nella finale vinta per 3-1 contro il Belgio sulla terra battuta indoor del Flanders Expo di Gand, impianto con una capienza di 13mila spettatori, sold out in tutte e tre le giornate di gara, è stato Andy Murray a firmare il punto decisivo battendo per 6-3, 7-5, 6-3, in due ore e 54 minuti di partita, David Goffin. Bello il gesto dello scozzese che, dopo aver stretto la mano al suo avversario, è andato a salutare la panchina belga prima di sfogare tutta la sua gioia con i compagni di squadra.

STORIA

Nella speciale classifica dei plurivincitori della Davis – è l’unica squadra ad aver partecipato a tutte le edizioni della gara – la Gran Bretagna occupa il terzo posto con dieci trofei alle spalle di Stati Uniti (32) e Australia (39). Per la sua prima Coppa, invece, il Belgio dovrà attendere ancora. Era la prima finale per la Gran Bretagna dopo 37 anni: era infatti il 1978 quando furono sconfitti in trasferta dagli Stati Uniti. Quest’anno hanno battuto al primo turno a Glasgow proprio gli Stati Uniti per 3-2 (archiviando la sfida sul 3-1), nei quarti al Queen’s di Londra la Francia per 3-1 e in semifinale, ancora a Glasgow, l’Australia per 3-2 (anche in questo caso chiudendo i giochi sul 3-1). Tutti i punti portano la firma di Andy Murray a eccezione di quello conquistato da James Ward battendo 15-13 al quinto set nella sfida di primo turno contro gli Usa.

PICCOLO, GRANDE BELGIO

Per il Belgio era la seconda finale in Davis della storia, la prima raggiunta 111 anni dopo quella persa nel 1904 con le British Isles (in pratica la Gran Bretagna … quando si dice il destino). Certo, per le imprese ci vuole un pizzico di fortuna: e i belgi ne hanno avuta affrontando – sempre in casa – al primo turno la Svizzera campione in carica, senza né Federer nè Wawrinka, nei quarti il Canada orfano di Raonic e Pospisil e in semifinale (la prima dal 1999) l’Argentina. Ma contro la Gran Bretagna targata Murray neanche il fattore campo è bastato.