Esiste un metro unico di paragone sul valore di un singolo tennista: il ranking mondiale. Una classifica determinata, in campo maschile, dai punti ATP conquistati che tuttavia non mette più in palio la Coppa Davis, dopo il mancato rinnovo con l’Itf.

L’INTRODUZIONE

A partire dal 2009, la Coppa Davis ha assicurato punti a coloro che si aggiudicavano gli incontri del World Group. Premio attribuito pure agli atleti trionfatori nei match validi per la permanenza o la promozione. Escluse invece quelle partite ininfluenti nel risultato finale della sfida. Una logica ideale ad aumentare la competizione fra i team, anche se, francamente, il senso di responsabilità nel vestire i colori della propria nazionale dovrebbe già incoraggiare i giocatori in campo.

SENTIMENTO PATRIOTTICO

L’Italia, spesso tartassata in alcuni suoi protagonisti, costituisce un esempio da cui prendere spunto. Prendiamo Fabio Fognini, che, pur essendo “solamente” il numero 36 al mondo ha un record in Coppa Davis di 22-8 (16-6 in singolare e 6-2 in doppio). Il ruolo di primattore del panorama azzurro, inebriato dalle cornici delle grandi occasioni, non fa che portargli bene. Leader del movimento a cui ruotano attorno gente navigata come Andreas Seppi e nuove promesse, incluso Marco Cecchinato. Che ne sarà di Gianluigi Quinzi e soci non è dato saperlo, ma un valido ricambio generazionale sarebbe un vero toccasana, anche per attirare appassionati.

CONSEGUENZE PREVENTIVABILI

Il quesito più attuale riguarda invece la Davis. Con i punti ATP tolti dovremo assistere ad un suo ridimensionato? I tifosi sperano vivamente che non sia il caso, ma saremmo ipocriti se definiremmo remota la possibilità. Alla pari di qualunque sport professionistico, le logiche di business condizionano le scelte degli atleti. In tal caso, chi ha una classifica da tenere salda potrebbe sacrificare i colori della Nazionale. Prima di trarre conclusioni affrettate, meglio rimanere al corrente sugli sviluppi e, perché no, divertirsi, a cominciare dal quarto di finale Italia-Argentina.