Argentina-Uruguay in Copa America nel girone eliminatorio è un insulto senza mezzi termini, un male necessario nell’economia di un affascinante torneo che deve proseguire anche, o forse soprattutto, grazie a questi scontri titanici ingaggiati da subito, come i migliori gladiatori dell’arena chiamati a scontrarsi all’unisono nel teatro terribile che decide nell’immediato della loro vita. Argentina e Uruguay è un duello finale, decisivo, anche se si presenta come match da primo turno. Le due vere big della competizione, 29 titoli Cope America conquistate in totale (15 la celeste, 14 l’Argentina), roba da far impallidire anche il leggendario Brasile (solo 8 le vittorie della nazionale verdeoro) e fior di campioni in mezzo al campo. Argentina-Uruguay è la guerra infinita del calcio sudamericano non solo tra due nazionali e tra due Paesi, ma anche tra due culture, tra due filosofie. È comunque il trionfo della garra, dell’orgoglio di esserci, da sempre, per sempre. La battaglia – ma non certo la guerra – è stata vinta questa volta dall’albiceleste grazie a un guizzo inatteso del Kun Agüero, sgusciato via dalla marcatura di Gimenez per l’incornata vincente su cross dal fondo di Zabaleta. Agüero, uno da cui bisogna sempre attendersi l’inattendibile.

Una delle cose più interessanti del match sinora più bello di questa Copa America edizione Cile 2015 è che tra Argentina e Uruguay non si è trattato solo di garra, ma anche e forse soprattutto di cervello. Oscar (di nome e di fatto) Washington Tabarez ha imbrigliato l’Argentina per un tempo con un piano tattico ineccepibile: bloccare le fonti di pericolosità del gioco argentino Di Maria e Messi con quest’ultimo marcato col piazzamento a uomo del Tata Gonzalez, per poi ripartire veloci sull’asse Rolan, spostato sull’ala destra, Lodeiro (dietro la punta), Cavani (in assenza del Pistolero Suarez per squalifica).

L’Argentina così ingabbiata e visibilmente innervosita (il c.t. Gerardo Martino si è fatto addirittura espellere dall’arbitro Ricci alla mezzora) ha rischiato l’ennesimo flop. Invece ha reagito da grande squadra. Ha reagito da squadra fatta di grandi uomini e campioni come Mascherano e Zabaleta (e Biglia al posto di Banega, spesso impalpabile) che nella ripresa hanno suonato la carica ricordando a quelli là davanti di essere i più forti del mondo, e i Di Maria, i Messi, i Tevez e gli Agüero hanno risposto da eroi di battaglia. La differenza forse la fanno i sigoli, ma la squadra – intorno a loro – c’è.