Con le due finali in programma sabato 4 luglio, delle quali una – quella per il 3° posto – già disputata all’Estadio Municipal di Concepcion tra Perù e Paraguay , con la vittoria dei los Incas per 2-0 e l’altra, attesissima, per il titolo tra Cile e Argentina, volge al termine l’ennesima appassionante avventura della Copa America in una delle edizioni più combattute di sempre. La medaglia di bronzo dunque è stata assegnata per la terza volta consecutiva al Perù di Ricardo “el Tigre” Gareca, la nazionale che forse ci ha emozionato di più per il suo gioco solido, “garreño”, ma anche estremamente votato all’offensiva, alla ricerca della vittoria come imperativo categorico imposto dal tecnico argentino. Difficile dunque definirla una “finalina”, nonostante il Paraguay che anche in questa edizione cilena della Copa sudamericana per nazioni ha saputo farsi valere, abbia mostrato un po’ la corda.

La nazionale blanquirroja è partita subito forte imprimendo il ritmo alla gara e conquistando immediatamente la supremazia territoriale. Le combinazioni tra Lobaton, Reyna e Carrillo o le scorribande sulla fascia destra di Advincula hanno mostrato con incisività il tema tattico della partita, con Vargas e Guerrero però a corrente alternata. Di facile lettura invece la strategia di un Paraguay molto più attendista e pronto a colpire in ripartenza. E proprio in questa fase si è fatta decisamente sentire l’assenza per infortunio (problemi muscolari durante la semifinale con l’Argentina) di Roque Santa Cruz e di Derlis Gonzalez.

L’imprecisione dei peruviani nella prima frazione di gioco, generosi ma sciuponi, rischia di chiudere il primo tempo sullo 0-0 ma grazie a un angolo conquistato sul finire del tempo è André Carrillo, talento di belle speranze del calcio peruviano (ne sanno qualcosa quelli dello Sporting Lisbona che lo acquistarono dall’Alianza Lima nel 2011) nonostante i suoi già 24 anni, a indovinare il diagonale vincente che spiazza Villar. Nella ripresa i giochi non cambiano con un Paraguay visibilmente stanco, e forse demotivato, che non riesce a trovare le giuste contromisure – con Ramon Diaz visibilmente sconsolato in panchina – nonostante qualche bella iniziativa di Romero, con Bobadilla e Barrios molto in ombra. È  sempre il Perù infatti che sul finale di match legittima la sua superiorità col “ritorno” del Barbaro Paolo Guerrero (goleador del torneo insieme a Edu Vargas con 4 gol) su assist dal fondo di Joel Sanchez, subentrato a Reyna.