Come era lecito attendersi, la prima semifinale di Copa America edizione 2015 tra Cile e Perù non è stato un match qualunque ma un’autentica battaglia campale, una partita all’ultimo sangue, un evento infuocato dalle migliaia di cuori che palpitavano all’unisono per uno scontro che naturalmente non è solo calcistico. Il derby del Pacifico infatti è il vero clàsico sudamericano, il “dark side of the moon” di Brasile-Argentina, l’altra faccia, ovviamente sporca di Argentina-Uruguay. La garra come espressione “filosofica” di un intero popolo è qui. A Santiago, nel leggendario Estadio Nacional, hanno avuto la meglio i padroni di casa che al culmine di uno spettacolo emozionante si sono imposti per 2-1 grazie a una mirifica doppietta di Edu Vargas.

La nazionale Blanquirroja, sorpresa ma fino a un certo punto di questa Copa America (il ct Ricardo “El tigre” Gareca l’ha presa in mano a febbraio conducendola in pochi mesi ai vertici del futbol sudamericano), aveva iniziato benissimo il match spaventando già nei primi dieci minuti il Cile con un colpo di testa di Jefferson Farfan che si stampa sul palo con Bravo battuto. La Roja, aizzata dal proprio pubblico, è arrembante aggredendo il Perù a testa bassa ma lasciando scoperta una linea difensiva troppo alta con i peruviani che rubano palla a centrocampo innescando ripartenze micidiali. Al 20′ del primo tempo però arriva la svolta: Zambrano, già ammonito piomba malamente su Aranguiz beccandosi il secondo giallo. Cominciano a saltare gli schemi e il Nacional diventa un’arena.

Il copione tattico, se così si può dire, rimane però inalterato con il Cile che ovviamente e a maggior ragione graziato dalla superiorità numerica fa la partita e il Perù che si difende con la baionetta tra i denti e riparte in contropiede. Le occasioni fioccano per la Roja, ispirate soprattutto dalle invenzioni del “mago” Valdivia, fino alla capitolazione dei biancorossi che avviene sul finale della prima frazione di gioco: Alexis Sanchez tira fuori dal cilindro una magia delle sue, una parabola che parte dal vertice sinistro dell’area di rigore sulla quale il furbissimo velo di Aranguiz favorisce l’intervento di Edu Vargas che, un po’ baciato dalla fortuna, infila Gallese da distanza ravvicinata.

L’orgoglio e la fierezza del Perù consentono nella ripresa di non disunire i ranghi di una squadra che seppur allungata dalla mediana in su serra gagliardamente le fila in difesa. Da un pallone sanguinosamente perso da parte del Niño Maravilla nasce il gol del pareggio peruviano con Advincula che fugge come una freccia sulla fascia destra innescato da un filtrante di Paolo Guerrero e quando la mette al centro per Carrillo la zampata suicida di Medel rovina la festa cilena deviando nella propria rete. Lo sguardo di Sampaoli però dice tutto ed è lo sguardo di chi è fin troppo consapevole dei propri mezzi, anche perché l’uomo in più in questi casi non può non essere un fattore decisivo. Il Cile continua imperterrito ad aggredire a fari spenti fino alla rete di Vargas che pone fine ai sogni di gloria di una Blanquirroja dal luminoso futuro: una cometa scagliata dal piede fatato del centravanti del Napoli di cui Gallese vede solo la scia, quando però è troppo tardi. Ora si attende l’esito dell’altro duello di semifinale tra Argentina e Paraguay.