Dopo Argentina-Uruguay, la Copa America con il match Brasile-Colombia regala un altro clàsico del calcio sudamericano nelle prime fasi della competizione. Anche in questo caso, due concezioni analoghe ma con importanti differenze nella maniera di concepire il futbol con il Brasile che nel corso del tempo ha preso sempre più una direzione pragmatista per il suo calcio spettacolo e la Colombia nella quale invece la fantasia è sempre rimasta al potere. Questa volta hanno avuto la meglio i Cafeteros che vincendo, seppur di misura, con un gol di Jeison Murillo (nuovo acquisto dell’Inter, opposto a un altro neo-acquisto nerazzurro, João Miranda, in un interessante “derby” difensivo) hanno messo in evidenza tutti i limiti della nazionale verdeoro allenata da Dunga nella sua seconda navigazione che perde dunque la sua striscia di imbattibilità (11 vittorie consecutive).

La Colombia di Pekerman, pur con qualche assenza (Guarin, Muriel non in gran forma), è tutto ciò che il Brasile non riesce a essere: bella, ordinata, veloce, spregiudicata, aggressiva. Nella retroguardia Murillo è un po’ croce e delizia poiché al gol siglato ha fatto seguire un retropassaggio sciagurato del quale però Elias e Firmino non sanno approfittare, ma dal centrocampo in su funziona tutto a meraviglia. La varietà del gioco colombiano è impressionante, fasce o corridoi centrali Zuniga, Armero, Cuadrado e lo strepitoso Carlos Sanchez al centro schiacciano il Brasile nella propria metà campo per buona parte del match e se non fosse per una grande maginot difensiva (cosa che può spiegare la serie positiva di questo Brasile) la nazionale verdeoro sarebbe già tracollata sotto i colpi di James RodriguezFalcao, Teo Gutierrez (e poi Bacca e Ibarbo).

Un Brasile in cui, per l’appunto, oltre all’ottima linea difesa funziona poco o nulla. L’esempio più macroscopico è l’occasione da gol più limpida costruita dalla nazionale di Dunga sull’asse Dani Alves-Neymar: un traversone dalla destra per la testa dell’attaccante blaugrana che si vede respingere l’occasione del pareggio dall’attento Ospina. Per il resto è una Seleçao che si affida molto – troppo – alle individualità. Fernandinho e Elias sono buoni equilibratori del centrocampo ma costruiscono poco, Fred sulla trequarti è impalpabile, Willian fa un gran movimento dal centrocampo in su ma concretizza poco e Neymar, praticamente isolato, regge da solo le sorti dell’attacco. Scarsissima l’intesa con Firmino. È un Brasile che in sostanza reagisce poco e male al gioco cafetero e quando lo fa avviene inopportunamente fuori dal campo come quando Neymar si fa espellere (insieme a Bacca) per reazione su Murillo a match concluso. Neymar che ora sarà costretto come minimo a saltare due gare perché diffidato (giallo durante la partita) e perché espulso (rosso a partita finita), lasciando la nazionale orfana dell’unico giocatore che può spostare gli equilibri.