Corsi e ricorsi storici si potrebbe di nuovo affermare richiamandosi al “solito” celebre Giambattista Vico. Di fatto l’ultimo match dei quarti di finale di questa Copa America 2015 edizione cilena disputato tra Brasile e Paraguay ricalca in tutto e per tutto i quarti della precedente edizione della competizione sudamericana per nazioni giocata nel 2011 in Argentina e vinta dall’Uruguay, persi ai rigori dalla Seleção dell’allora c.t. Menezes sempre per mano del Paraguay, sempre più bestia nera del Brasile. È dunque la nazionale albirroja ad approdare in semifinale, dove il 30 giugno affronterà l’Argentina (che ha sconfitto la Colombia, ugualmente dopo i calci di rigore).

Al netto dello sconsiderato Neymar, molto spesso più sregolatezza che genio, è un Brasile indecifrabile quello visto nell’attuale edizione della Copa America. Una nazionale verdeoro dalle idee poco chiare, almeno dalla mediana in su, quella guidata da Dunga, “costretta” (da chi? da che cosa?) a recuperare giocatori come Robinho, tra l’altro uno dei migliori in campo – finché ha retto fisicamente – in questa edizione 2015 del Brasile, che in attacco schiera Tardelli, Coutinho lo impiega solamente una volta giunto ai quarti, Fernandinho lasciato praticamente da solo a gestire il centrocampo, con Elias muscolare ma perfettamente inutile in fase d’impostazione e un Willian, pur dinamicissimo, che ricopre tutti i ruoli tranne il suo.

Buonissimo il primo quarto d’ora dei verdeoro che partono bene, all’arrembaggio di un Paraguay più sornione del solito. Dopo il vantaggio dell’ex milanista Robinho su bell’azione confezionata da Elias (sì, nei primi venti minuti è un centrocampista di qualità) – Dani Alves – Robinho, la lucidità di un gioco finalmente verticale del Brasile torna a perdersi nell’oscurità delle linee orizzontali o tondeggianti di Willian. Coutinho perde punti di riferimento, Robinho perde smalto e a Firmino non giungono più palloni giocabili, nel frattempo è cresciuto il Paraguay che se nella prima frazione di gioco è stato un po’ lì a controllare l’ azione inconcludente dei brasiliani, nel secondo tempo ha fatto prevalere la garra approfittando della stanchezza del Brasile, colpendolo più volte in ripartenza fino al rigore del pareggio, provocato da una delle rare scelleratezze di Thiago Silva per tocco di mano, siglato da Gonzalez. Poi il resto è (già) storia, come insegna Vico.