Argentina a valanga su un Paraguay a tratti bello, spavaldo e sfortunatissimo nella seconda semifinale di Copa America vinta dalla nazionale albiceleste per 6-1 dopo aver comunque sofferto nel primo tempo. L’once guidato da Gerardo “Tata” Martino giunge così alla finale (arriva a 27 in totale il numero di finali giocate dall’Argentina nella competizione) di un’edizione, questa cilena del 2015, memorabile per qualità, emozioni e immancabili sorprese, dove incontrerà il Cile (già finalista avendo sconfitto il Perù per 2-0 nella prima semifinale) sabato 4 luglio alle ore 17 (alle 22 in Italia) all’Estadio Nacional di Santiago.

Il Paraguay arriva al confronto con l’Albiceleste dopo aver eliminato sorprendentemente il Brasile ai rigori nei quarti di finale consapevole che con l’Argentina dovrà alzare notevolmente l’asticella tecnica. La partita che si preannuncia per l’Albiroja un’impresa sulla carta, sul campo si trasforma in una missione praticamente impossibile, in special modo se già nella prima mezzora di gioco si trova sotto di due gol e con il reparto offensivo fuori per infortunio. Al 15′ Rojo e al 27′ Pastore hanno già messo in ginocchio il Paraguay di uno sconsolato Ramon Diaz al quale non bastano gli occhi per piangere quando al 18′ deve rinunciare a Derlis Gonzalez e al 29′ a Roque Santa Cruz per infortuni muscolari.

Dentro Bobadilla (10 gol per lui nella stagione di Bundesliga appena trascorsa con l’Augsburg) e Lucas Barrios, che ora gioca in Brasile nel Palmeiras ma ricorda anche lui splendidi trascorsi in Bundesliga con il Borussia Dortmund, il match cambia improvvisamente volto. L’Argentina si deconcentra e la garra del Paraguay sale in cattedra. La reazione biancorossa è furibonda e sullo scadere del tempo si concretizza con la rete proprio di Barrios grazie a una palla riconquistata da Valdez da un errore sul rilancio di Otamendi. I biancocelesti vengono messi alle corde in un momento di eccezionale intensità paraguaiana ma vengono salvati sul gong.

Nella ripresa due acuti ravvicinati di Di Maria, propiziati dalle magie di Pastore e Messi, ammazzano le illusioni del Paraguay che sul 1-4 va legittimamente in confusione di fronte alla solidità di un avversario ridiventato implacabile. Con il Paraguay ormai letteralmente allo sbando, segnano anche Aguero e Higuain, subentrato allo stesso Kun e il divario da largo si fa tennistico. Curiosità: Messi, goleador per vocazione, non mette la firma in nessuna delle 6 marcature argentine, eppure in ogni singolo gol si sente prepotentemente la sua presenza. Forse grazie a Martino stiamo assistendo dopo il giro di boa delle 28 primavere a una nuova evoluzione del campione di Rosario, un Messi notevolmente più forte, se possibile, in quanto totalmente al servizio della squadra.