Nell’attesa di conoscere quale sarà la quarta nazionale semifinalista della Copa America 2015 nei quarti che si disputano in serata (orario italiano) tra Brasile e Paraguay, l’Argentina prenota un posto in semifinale vincendo per 5-4, ma solo dopo i calci di rigore, contro la Colombia in un match al cardiopalma fino all’ultimo respiro. Tutti col fiato sospeso all’ultimo penalty di un grande protagonista come Carlitos Tevez (subentrato a Sergio Aguero nel secondo tempo) che regala all’albiceleste una qualificazione strameritata sul campo, nei 95 minuti che hanno preceduto la lotteria degli shootout (previsti alla fine dei tempi regolamentari, in assenza di tempi supplementari). Il neo-acquisto dell’Inter Jeison Murillo fallisce clamorosamente il rigore della vita e allora lì, in quell’ultimo dischetto c’è la benedizione di un piede che vale una storia, quella dell’Apache, della sua Buenos Aires porteña, della sua reconquistada Argentina.

La terribile “ley del penalty” è quasi sempre una legge del paradosso in virtù della quale può davvero succedere di tutto, come anche il ribaltamento dei ruoli tra un Sergio Romero praticamente inoperoso per tutti i 90 + 5 minuti del match e David Ospina che ha compiuto miracoli a ripetizione nell’ambito dei due tempi regolamentari ma non è riuscito a essere decisivo come il collega rivale proprio nella fase cruciale dell’incontro, pur intuendo quasi tutti i tiri biancocelesti dagli undici metri.

Oggettivamente però non è stato un match da rigori finali ed è davvero solo grazie a una difesa forte ma un po’ miracolata e, soprattutto, in virtù delle prodezze di Ospina se la Colombia non ha capitolato, e più volte, prima del fischio che ha decretato la conclusione dei minuti regolamentari. L’Argentina ha letteralmente dominato una spenta Colombia, nonostante – almeno sulla carta – Pekerman avesse disegnato una nazionale super-offensiva: una sorta di 4-2-4 eccessivamente sbilanciato in avanti, con Cuadrado e Ibarbo schierati in fascia chiamati ad eseguire la doppia fase. Il tecnico argentino Pekerman però si rende immediatamente conto che il gioco dei Cafeteros senza centrocampo non può funzionare contro un’Argentina che proprio in quella zona del campo detiene un predominio assoluto. Al 24′ toglie Teo Gutierrez e aggiunge Cardona, un centrocampista, passando al 4-2-3-1 spostando James Rodriguez sulla trequarti.

La musica però cambia poco poiché Cardona e Mejia in mediana fanno fortemente sentire la mancanza di due grandi equilibratori come Carlos Sanchez e Valencia, non riuscendo mai a fare da cerniera in fase d’impostazione. Il gioco argentino sia sugli assi centrali (Mascherano/Biglia-Pastore-Messi/Aguero) che su quelli laterali (Mascherano-Pastore/Di Maria) ha sempre la meglio e la Colombia viene sistematicamente bloccata nelle sue ripartenze. Solo un match da baionetta tra i denti della cortina difensiva e magie di Ospina si trascina miracolosamente fino ai calci di rigore del cui esito abbiamo detto.