A metà maggio era tutto fatto: Antonio Conte era il nuovo allenatore del Milan. Colloqui fitti, poi l’accordo che sarebbe stato ufficializzato dopo la fine del campionato. Il tecnico salentino non se la sentiva più di allenare la Juventus, dopo il record di punti e dei titoli consecutivi. E dopo le poche garanzie sul piano del calciomercato. Il Milan era una grande sfida, un po’ come quella bianconera tre anni prima. Riportare i rossoneri nei quartieri alti della classifica, forse anche allo scudetto. Rigenerare El Shaarawy e, chissà, essere il primo a far rendere Balotelli.

Conte, immaginiamo, andò dai dirigenti juventini e disse che avrebbe voluto rescindere il contratto un anno prima della scadenza per andare al Milan. La Juve s’impuntò: non voleva cedere il miglior allenatore italiano a una rivale. E chiese a Conte di rispettare l’accordo (ricordate lo stringato comunicato su Twitter in cui si diceva che Conte sarebbe stato l’allenatore della Juve anche nel 2014-2015?). Va da sé che uno scontento Conte dovette tornare indietro sui suoi passi, annunciando al Milan che non si poteva liberare quest’anno.

A quel punto, Adriano GallianiBarbara Berlusconi hanno virato su Pippo Inzaghi, Uomo Milan, adorato dalla piazza. Con poca esperienza, ma tanta voglia di mettersi in gioco. Se le cose andranno bene, SuperPippo potrebbe aprire un ciclo, se le cose andranno male tra un anno si potrebbe bussare alla porta di Antonio, sempre che nel frattempo quest’ultimo non si accasi in Federazione.

Insomma, la rottura Conte – Juventus sarebbe dovuta a questo accordo con il Milan. Conte è andato in vacanza, è tornato e si è impuntato: mi avete fatto perdere il treno rossonero, ora voglio CuadradoAlexis Sanchez. E non vendetemi Pogba e Vidal. Rassicurazioni che la dirigenza Juve non può dare a metà luglio.

Paradossalmente (o forse no), Andrea Agnelli Beppe Marotta hanno finito per scegliere Massimiliano Allegri, proprio un ex milanista. Conte si è preso il rischio di restare senza panchina per un anno. Il no di maggio da parte della sua ex Società gli ha infatti fatto perdere diversi treni. Le panchine oggi sono tutte occupate. Tranne quella azzurra. Chissà.