Antonio Conte lascia la nazionale, o almeno potrebbe farlo a breve giro di posta, all’inizio del 2015, secondo le indiscrezioni provenienti dagli ambienti della FIGC e raccolte nell’edizione odierna del Fatto Quoditiano. Una bomba che, se davvero prenderà fuoco l’innesto, rischia di devastare una nazionale azzurra già duramente debilitata da due Mondiali fallimentari consecutivi e ancor di più da una crisi delle vocazioni, ovvero di talenti, mai vista nell’Italia pallonara. Ma quali sono le ragioni che starebbero portando il commissario tecnico ad abbandonare la nave a un centinaio di giorni dal suo insediamento?

Perché Conte lascia l’Italia

Secondo il Fatto, a spingere Conte verso il clamoroso passo d’addio sarebbe la disillusione per ciò che avrebbe dovuto essere e che invece non è stato: per le promesse che gli erano state fatte dalla nuova direzione FIGC in merito alla gestione della nazionale e che invece, naturalmente, sono state disattese. In particolar modo, Conte aveva preteso un controllo maggiore sulle attività della nazionale lontano dalle tradizionali date a essa dedicate: gli stramaledetti stage, in altre parole, già indigesti ai club in epoca sacchiana, quando si giocavano 35-40 partite all’anno, figuriamoci ora che se ne giocato minimo 10 in più.

Ma non è solo questione di attribuzione di poteri e di calendario. Il cittì, infatti, non avrebbe visto nemmeno nei suoi giocatori il coinvolgimento necessario per aprire un autentico nuovo corso. Scarsa partecipazione, scarso entusiasmo: l’Italia di sempre, insomma, capace di interessare ed entusiasmare soltanto in occasione dei grandi tornei biennali, per poi essere considerata nel resto del tempo poco più di un prestigioso impiccio. Un’Italia che Conte, illuso dall’aver resuscitato la Juve, aveva creduto davvero di poter cambiare, chissà perché.