La Juventus di Conte continua a volare. In questo campionato 63 punti, 3 vittorie, un pareggio e una sconfitta. Numeri da record, pazzeschi, straordinari. Dodici vittorie su dodici partite giocate allo Juventus Stadium. Record delle dodici vittorie consecutive in serie A, mai alla Vecchia Signora era riuscito tanto. Terzo scudetto consecutivo che si avvicina sempre di più, anche se ci sarà ancora da sudare parecchio. Solo la Juve di Carcano, quella del ‘quinquennio d’oro’ dal 1930 al 1934, era riuscita a fare meglio. La squadra di Conte vanta cifre magiche, impressionanti, da capogiro.

Bisogna poi non stancarsi mai di sottolineare come il tecnico pugliese abbia raccolto una compagine sull’orlo del precipizio. Conte ha preso una Juve che arrivava da due settimi posti consecutivi in campionato. L’ha plasmata e come un demiurgo l’ha portata a essere la sua creatura. In poco più di due stagioni e mezzo ha vinto due scudetti e due supercoppe italiane ed è sulla buona strada per piazzare il terzo sigillo tricolore. Le sue doti da tecnico sono quindi indiscutibili.

E’ un grande conoscitore di calcio, ma anche un allenatore che sa capire i suoi giocatori come pochi altri. Emblematico il gesto compiuto ieri. Nella ripresa decide di gettare nella mischia Tevez. A fargli spazio è Giovinco, non proprio l’idolo dei tifosi juventini. Al momento dell’uscita della Formica Atomica dal campo, lo Stadium emette una bordata di fischi, questa volta non troppo giustificati. Il calciatore esce dal campo deluso e amareggiato dirigendosi verso lo spogliatoio per evitare di ascoltare i mugugni del suo pubblico. Conte capisce il momento, si dirige verso Giovinco e lo invita a restare in panchina a testa alta. E’ bastato quello per trasformare i fischi in applausi. Ciò, tra l’altro, permette di capire il sentimento dei supporter bianconeri per il loro condottiero. Come se non bastasse questo gesto plateale, alla fine della gara decide di difendere pubblicamente il calciatore anche di fronte alle telecamere. Il tecnico pugliese non accetta che qualcuno posso ferire il suo gruppotoccatemi i miei giocatori e io mi scaglio’ . Uno psicologo, attento a tutto.  Sempre più simile a Mourinho e tutti ricordano i successi che il tecnico portoghese è riuscito a conquistare.

Mai banale, l’allenatore pugliese anche ieri ha voluto togliersi qualche sassolino dalle scarpe. In settimana Capello aveva affermato che il campionato italiano non è troppo competitivo. Il sillogismo era alquanto semplice e i recenti successi contiani parevano sminuiti. Il Capitano non ci sta e spara a zero ‘sarebbe meglio che guardassero in casa loro, magari c’è più puzza in casa loro’ e prosegue ‘penso che a qualcuno che fa queste affermazioni dia fastidio, forse, che questa Juventus stia superando nei punti e nei numeri quello che ha fatto in quei due anni. Non mi sembra che ci fosse grande gioco o che fossero Juventus memorabili’ (leggi qui le dichiarazioni di Conte). Il condottiero non placa la sua furia e va oltre affermando che, della Juventus targata Capello, ricorda i due scudetti revocati, ma una volta placata la sua ira, chiarisce, sostenendo che quella squadra era comunque straordinaria e che quei due titoli erano ampiamente meritati sul campo. Una furia. Sempre più Mourinho style. Conte non accetta che qualcuno possa sminuire quanto fatto dai suoi atleti, dai suoi calciatori. Così facendo vuole compattare il gruppo , vuole unire i suoi uomini, farli sentire importanti e stimolarli. Come confermato dalle recenti dichiarazioni di Bonucci ‘Conte è la nostra fortuna‘ i suoi giocatori lo stimano.

E’ vero che le parole del tecnico bianconero possono anche essere lette come volontà di far emergere l’orgoglio personale verso chi, che negli ultimi anni vincenti, ha voluto sminuire il suo importante operato, ma Conte sa sfruttare queste occasioni anche per trarne vantaggio. Accadde anche a Siena, quando in serie B il tecnico guidava la compagine toscana. Verso metà stagione in conferenza stampa si scagliò contro i tifosi che fischiavano, l’episodio fece molto scalpore e diventò un fenomeno mediatico. Quelle parole permisero di compattare il gruppo che poi cavalcò verso la serie A.