È il Kakà-day. Al Centro Sportivo di Milanello, davanti a una torma di giornalisti e di tifosi vocianti e all’augusta presenza del gran cerimoniere Adriano Galliani, Ricardo Izecson Dos Santos Leite si è nuovamente incarnato come milanista, a dieci anni esatti dalla prima volta. Niente occhialetti impiegatizi, impeccabile in smoking e cravatta, qualche ruga in più, il solito sorrisone bambinesco che, se sei dell’umore giusto, quasi ti persuade a crederci.

Dopo il solito prologo agiografico dell’amministratore delegato dall’orrenda cravatta gialla a pois (“Kakà è tornato a casa, ma in realtà non era mai andato via, sapevamo che sarebbe tornato, si è creato un incredibile legame affettivo che prescinde dai numeri, riportarlo a casa è stato ridare la gioia ai tifosi del Milan, bla bla bla”). e l’imprescindibile (?) video coi migliori gol del brasiliano in maglia rossonera su sottofondo Venditti, sotto con le domande all’antico campione.

 Bentornato Ricky. Che emozioni provi?

Buongiorno a tutti, grazie per la bella accoglienza. Rientrare a Milano, al Milan, è speciale, sono giorni davvero belli. Con mia moglie abbiamo ripercorso i passi da quando siamo arrivati qui la prima volta, dieci anni fa. E’ passato tanto tempo ma le emozioni sono le stesse. Mi sembra di non essere mai andato via.

Dovrai essere di esempio nello spogliatoio…

E’ una situazione nuova, ma ho imparato tanto qui al Milan, al Madrid e in nazionale. E’ un ruolo nuovo, ma lo farò volentieri per una stagione, per due stagione, per tante stagioni. Devo aiutare i ragazzi ma imparare anche da loro.

(A Galliani) Quanto cuore c’è stato in questa trattativa?

Tanto cuore, ma attenzione, è stata una scelta tecnica. Ci serviva un cambio di Boateng e Kakà risponde alle nostre esigenze, è stata una scelta concordata con Allegri e con il presidente. Voglio essere chiaro coi tifosi: al di là dell’affetto, abbiamo preso Kakà perché è quello che ci sembra migliore per migliorare la squadra. Dieci anni fa, dopo il primo allenamento, Carlo Ancelotti mi chiamò e mi chiese: “Dove l’avete trovato questo fenomeno?”. Non mi era mai successo prima. Il merito era stato tutto di Ariedo Braida e Leonardo, che spinsero molto per questa trattativa. Voglio ringraziare anche il Real Madrid, si sono dimostrati un club amico, e voglio ringraziare l’ingegner Bosco Leite e Ricky, hanno dimostrato coi fatti l’affetto per il Milan, facendo un grande sacrificio economico. Ci avevamo provato già due anni fa e l’anno scorso, ero convinto che non ce l’avremmo fatta neanche questa volta, non avevo nemmeno preso appuntamento con il Real Madrid! Trattativa lunga, abbiamo chiesto molte rinunce a Kakà, poi la fumata bianca. 

Ti senti debuttante dopo questi quattro anni difficili?

In questo periodo non ho mai avuto continuità, sia a causa degli infortuni che a causa di scelte tecniche. Ora sto bene, non ho infortuni da molto tempo, sono motivatissimo. 

Che Milan ti aspetti?

Io sono abituato a un Milan vincente. Le cose sono cambiate, lo sappiamo tutti, ma qui ci sono giocatori bravi e possiamo fare bene. La mia scelta di tornare è stata basata su questo: cosa poteva darmi una squadra per ritrovare la gioia di giocare a calcio. Un posto migliore del Milan non c’era.

Si parlava di tattica. Che ruolo credi di fare?

Prima di dirlo, dovrei parlare col mister e sentire le sue necessità. Il mio ruolo è sempre stato quello, trequartista, anche se per un paio di anni ho fatto la seconda punta.

(A Galliani) Quando è nata l’idea-Kakà?

Quando è partito Boateng, altrimenti non sarebbe stato possibile. Anche quella con lo Schalke è stata una trattativa-lampo, nata e conclusasi in 24 ore. Ricky sostituisce Boateng, benché in un modulo diverso. 

Cosa ti hanno lasciato gli anni spagnoli? C’è spirito di rivincita in te?

A Madrid è stata un’esperienza personale bellissima, a livello professionale le cose non sono andate come ci si aspettavamo tutti. In questi anni ho imparato tante cose. Il Real Madrid è una società fantastica, sono stato felice di essere parte della storia, anche se non vi sono entrato come avrei voluto. Però, per la mia situazione tecnica, avevo perso un po’ di voglia di giocare a calcio, qui la troverò ancora.

Pensavi di non trovare spazio con Ancelotti? 

Il mister è stato molto bravo e molto sincero. Abbiamo parlato molto in questo periodo, ma la società aveva altre idee e sapevamo entrambi che gli spazi sarebbero stati ancora più ridotti.

(A Galliani) Perché con Kakà c’è tutto questo affetto?

Non lo so spiegare, bisognerebbe chiedere ad Alberoni. Non so spiegare questa passione ma la sento anche io, che faccio parte dei cosiddetti “orfani di Kakà”, così come il presidente. E’ strano che, dopo la cessione di Kakà nel 2009, non si siano più abbonate 15mila persone. Speriamo che ritornino. Ma, ripeto, non esageriamo coi sentimentalismi: è un’operazione tecnica, abbiamo bisogno di lui dal punto di vista tecnico.

Che punti in comune ci sono con Shevchenko? Quanto di Mourinho c’è nel tuo calo a Madrid?

Ho parlato con Sheva un paio di volte, ci siamo anche visti a Miami. No, non direi che è stata colpa di Mourinho, io sono il primo responsabile. Negli anni in cui ho lavorato con lui, ho provato ad avere la sua fiducia, sono sempre stato disponibile, ma lui aveva altre idee. Però lui non ha alcuna colpa, anzi mi ha insegnato tante cose dentro e fuori dal campo. Non ho nulla di male da dire su di lui.

Come ti vedi con Balotelli?

E’ un grande giocatore, ha fatto bene ovunque. Mi troverò bene con lui, ma anche con Matri, Robinho ed El Shaarawy, che è un grandissimo talento.

Sei pronto per giocare?

Certo che sono pronto. Non so quanto tempo ci vorrà per vedermi al 100%, ma sono sicuramente pronto.

(A Galliani) Che ne sarà di Honda? Staffetta con Kakà?

Il mercato è appena finito! A quello di gennaio ne parliamo più avanti, è settembre e ci sono 30 gradi. Staffetta? Ma non scherziamo. Figuriamoci se Ricky viene al Milan per restare tre mesi, i tifosi ci fanno fuori (ride). Vi posso assicurare che non c’è alcuna staffetta, nessun Los Angeles Galaxy, c’è solo un contratto biennale tra noi e Kakà.

Può vincere questo Milan?

Per me sì, possiamo vincere in Italia e fare molto bene in Europa. Lotteremo per il titolo.

(breve intervallo a base di numeri gallianeschi, “Negli ultimi anni abbiamo fatto più punti di tutti, siamo l’unico club italiano che partecipa sempre alla fase a gironi, siamo la squadra italiana primissima in Europa, etc etc“)

Hai sentito il presidente Berlusconi?

Sì, certo, era molto contento e io anche. Ci siamo detti un po’ di cose, niente di speciale.

(A Galliani) Qualche ben informato sostiene che la svolta decisiva della trattativa è stato un suo coup de theatre…

Giuro che non lo so! Scherzi a parte, Bosco Leite è un bravissimo uomo, è un ingegnere, ci sa fare coi numeri. (Interviene Kakà). Mio padre fa i miei interessi, giustamente. Mi ha presentato l’offerta del Milan e mi ha detto che secondo lui avrei dovuto accettare. Anche mia moglie era d’accordo. Allora ho chiamato Galliani per cinque volte, non mi rispondeva, poi alla fine ha risposto e gli ho detto che volevo tornare.

(A Galliani) Tornando indietro al 2009, cederebbe ancora Kakà?

Mentre Sheva, con cui ho un rapporto favoloso, aveva chiesto di essere ceduto, Kakà non è mai voluto andare via, è stato il Milan a doverlo cedere. In gennaio ci era arrivata una richiesta dal City con una cifra superiore a quella che il Madrid ha pagato per Bale, ma il giocatore rifiutò. Ma è stato giusto così, Ricky sarebbe andato in un club più prestigioso

I tifosi del Milan sognano lo scudetto. Già da quest’anno?

Siamo uno dei più grandi club d’Europa, noi dobbiamo sempre puntare a vincere. 

E’ vero che a Madrid ti hanno utilizzato in ruoli sbagliati? E quanto ha pesato la concorrenza?

No, ruolo no, ho sempre giocato dove mi trovavo bene. Ho perso la continuità, questo sì, ma ho sempre giocato nel mio ruolo. Poi sono arrivati altri giocatori scelti dal tecnico, come Ozil e Di Maria, e gli spazi sono calati, ma per le possibilità che ho avuto non credo di aver fatto male