Leggi la rosa e pensi a Holly e Benji, il Giappone è però tutt’altro che una squadra da cartone animato. I Blue Samurai di Alberto Zaccheroni sono stati i primi a staccare il biglietto per la fase finale del Mondiale, grazie al pareggio contro l’Australia, e nell’ultimo anno sono stati capaci di vincere contro Argentina e Francia. Guai a sottovalutarli, la figuraccia è dietro l’angolo. Da sempre costruito con principi offensivi, il Giappone con Zac, sbarcato nel Sol Levante nel 2010, ha trovato soprattutto equilibrio. La formazione è per 10/11 la stessa che ha vinto in Qatar nel gennaio 2011 la Coppa d’Asia, in più c’è Kagawa, che saltò l’ultimo atto due anni e mezzo fa per una frattura al piede. Il talento del Manchester United, portato in Europa dal Borussia Dortmund per 500 mila euro e ceduto per 15 milioni, è la stella insieme a Keisuke Honda, trequartista in scadenza a fine anno con il Cska Mosca e seguito da Milan e Lazio.

L’unico “italiano” è Nagatomo, difensore dell’Inter, dell’undici titolare, solo il regista Endo e la punta Maeda giocano in patria, rispettivamente con Gamba Osaka e Jubilo Iwata. L’attacco, insieme alla scarsa forza fisica, è l’anello debole, la continuità di un gruppo che si conosce e gioca insieme da un biennio è il punto di forza. Occhio alla panchina, con i due terzini Sakai, il trequartista Kiyotake e il fantasista Nakamura. Non ha il talento di Shunsuke, ex Reggina e Celtic, ma ha piedi che sanno fare male. Nell’unica Confederations Cup giocata, nel 2001, il Giappone ha perso la finale contro la Francia, decisa da Vieira.