Il calciomercato italiano dice addio alle comproprietà dei calciatori. Di fatto, in soldoni, due società non potranno più essere proprietarie nello stesso momento del medesimo giocatore. Una svolta epocale, che ci mette sugli stessi binari degli altri campionati del mondo. Ma c’è una domanda che sorge spontanea: sarà un bene per il calcio italiano? In sostanza, vi dico: non cambierà nulla, proprio nulla.

Il perché è presto detto. La comproprietà funzionava così: due società si mettono d’accordo per avere la titolarità, contemporanea, di un cartellino di un giocatore. Al termine della stagione, poi, si discute se rinnovarla per un altro anno o se trovare una soluzione alternativa. Prima una discussione amichevole, senza intesa si va alla risoluzione della stessa alle buste: chi offre di più si aggiudica il calciatore. Ora, la nuova moda sarà il prestito con diritto di riscatto: vedrete, vi spiego anche come funzionerà. Un giocatore viene ceduto in prestito con diritto di riscatto; al termine della stagione, le due società si incontrato e decidono: o la società che ha pagato riscatta il calciatore (e fin qui, niente di nuovo) oppure si rinnova il prestito e, al termine della seconda stagione, la società paga la cifra prevista. Il giocatore resta così due anni nello stesso club che, alla fine, lo riscatta. Fatta la legge, trovato l’inganno…

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