La rete con la quale Ciro Immobile (foto by InfoPhoto), dopo appena 3′, ha aperto le marcature per il suo Borussia Dortmund nel match di ieri contro l’Anderlecht, è stata la seconda più veloce nella storia dei gialloneri in Champions League, oltre ad aver permesso ai vicecampioni d’Europa 2013 di aprire le danze, esattamente com’era successo nella gara di debutto contro l’Arsenal. Non solo Francesco Totti, insomma, nell’infrasettimanale europeo: il calcio italiano riesce a mantenersi faticosamente a galla grazie anche alle prodezze dell’attaccante campano, scelto da Klopp per raccogliere l’ingombrantissima eredità di Lewandowsky e finalmente entrato nei meccanismi di squadra dei tedeschi dopo un periodo di non semplice adattamento al nuovo calcio e a una nuova vita.

A differenza di un altro italiano emigrante, ma un po’ più a nord, Immobile non è stato benedetto da chissà quale talento naturale. Scoperto dalla Juventus nel 2008 e mandato a farsi le ossa in provincia, Immobile non riuscì a farsi notare fino al 2011, quando in coppia con Lorenzo Insigne trascinò il Pescara di Zeman dalla B alla A con 28 reti; poi un altro anno in chiaroscuro a Genoa, infine la definitiva esplosione col Torino: il titolo di capocannoniere in granata e la convocazione al Mondiale gli hanno guadagnato la chiamata del Borussia Dortmund, che lo ha prelevato in giugno per 20 milioni di euro. L’avventura in Germania non è iniziata in discesa, tutt’altro, ma Klopp ha saputo proteggere il suo investimento; e dopo il gran gol all’Arsenal Immobile sembra essersi definitivamente sbloccato. Volontà, umiltà, applicazione e un tecnico geniale che per lui stravede: questo è solo l’inizio.