Ciro Esposito non ce l’ha fatta. Il tifoso napoletano, ferito a colpi di arma da fuoco lo scorso 3 maggio prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli, disputatasi presso lo stadio Olimpico di Roma, è deceduto nella notte al Policlinico Gemelli. Ricoverato da quasi due mesi presso l’ospedale della Capitale, aveva subito molti interventi chirurgici. Un’alternanza di miglioramenti e peggioramenti che avevano reso il quadro clinico del giovane molto instabile. Proprio il quadro clinico già compromesso e l’innestarsi di una infezione polmonare sarebbero alla base dell’aggravarsi delle sue condizioni. Esposito, 30 anni, è morto “per insufficienza multiorganica non rispondente alle terapie mediche e di supporto alle funzioni vitali”, spiega in una nota Massimo Antonelli, direttore del Centro rianimazione del Gemelli.

Esposito, dopo l’ultimo intervento al quale era stato sottoposto solo pochi giorni fa, era in dialisi e con un’attività epatica non pienamente efficiente. Gli sono vicino i genitori, la fidanzata e i parenti più stretti. Anche un sacerdote era entrato  nella stanza del giovane.  Angelo Pisani , legale della famiglia, ai microfoni di una emittente radiofonica aveva puntato il dito contro le Istituzioni: « Nella vicenda relativa ai fatti di Tor di Quinto il vero fallimento è dello Stato. Le Istituzioni che non hanno voluto rispondere a questo attacco criminale sono morte. Noi abbiamo dato dimostrazione di dignità, ma se a sparare fosse stato un napoletano ci sarebbe stata la strumentalizzazione della vicenda. Nell’organizzazione della finale, nella mancata risposta all’agguato, quando non si è preoccupato di cancellare le scritte ignobili apparse nella Capitale, lo Stato ha fallito ».

Resta sotto detenzione il responsabile della sparatoria, Daniele De Santis, l’ultrà romanista che all’altezza del viale di Tor di Quinto aggredì i tifosi partenopei.

Adesso si teme una escalation di violenze tra ultras dovuta al tragico episodio, ma al momento non c’è spazio per questo.

E’ il momento del silenzio e del rispetto del dolore della famiglia, di una madre che ha visto il proprio figlio perdere la vita per una partita di calcio. Una semplice partita di calcio.

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(foto by Infophoto)