Vincere il Giro d’Italia richiede una costanza di rendimento a cui i comuni mortali possono solo aspirare. Segreto del successo la forza mentale, determinante soprattutto sulla Cima Coppi, il punto più elevato toccato, testimone di tappe storiche ancora vive nei ricordi dei fan.

Orgogliosa eredità

Destinata a cambiare anno dopo anno in base al profilo altimetrico, l’istituzione commemora Fausto Coppi, icona assoluta grazie agli innumerevoli successi e ancor di più per lo spirito indomito in salita. Quando mirava all’obiettivo chiunque era costretto a cedergli il passo, pure antagonisti del calibro di Gino Bartali, Fiorenzo Magni e Raphaël Géminiani.

Suggestiva cornice

Vetta massima percorsa il Passo dello Stelvio, raggiunto per la prima volta nell’edizione 1965 affrontato dal versante valtellinese (frazione Madesimo–Solda). L’improvvisa fitta nevicata costringe centinaia di spalatori a intervenire tempestivamente e arrivati alla vetta la gara viene fermata. Scesi dalla bici nell’ultimo tratto per scavalcare la massa di neve, i ciclisti ingaggiano un’intensa battaglia, nella quale Graziano Battistini anticipa tutti al traguardo.

Confronti entusiasmanti

Passati al 1972 José Manuel Fuente riesce a imporsi a culmine di un avvincente testa a testa (Livigno–Passo Stelvio) su Francisco Galdós, temerario nel riscattarsi tre anni dopo ai danni dell’italiano Fausto Bergoglio. Emozioni intense che lascia pure il 1980 quando, in occasione di Cles-Sondrio, Bernard Hinault attacca fin dai primi tornanti col fido gregario Jean-René Bernaudeau, a cui lascia la vittoria finale salvo poi conquistare la maglia rosa.

Poesia in movimento

Sfida titanica nel 1994 dove Franco Vona comanda inizialmente le operazioni e, superato da Pantani sul Mortirolo, lo riprende e chiude in solitaria sul traguardo dell’Aprica. Quest’anno la meta prescelta è il Colle dell’Agnello, una quota pari a 2.744 metri che verrà affrontata venerdì 27 maggio 2016 durante la Pinerolo-Risoul. Assegnati al migliore 21 punti nella classifica scalatori.