Un Milan sconfortante non va oltre lo 0-0 esterno contro il Chievo, ultimo in classifica, allunga a sei la striscia di partite consecutive senza vittorie tra campionato e coppa e si iscrive ufficialmente alla lotta per non retrocedere. Primo tempo pusillanime dei rossoneri, a cui ha fatto seguito una ripresa con un po’ di midollo in più, ma senza fortuna. Palo di Robinho nel finale, espulsi Montolivo e Pellissier da un modesto Orsato. Il Chievo torna a far punti contro i rossoneri dopo quasi 8 anni di sconfitte ininterrotte.

A quanto pare, tra il Barcellona e il Chievo non sussistono grandi differenze: altrimenti non si spiegherebbe il motivo per cui Massimiliano Allegri decida di proporre anche a Verona gli stessi uomini e lo stesso impianto di gioco già visto al Camp Nou martedì sera. O forse Max avrà pensato a quanto detto dal compagno di sventura Galliani: “Allegri resta, certo che se poi perde 22-0…”. Meglio non correre rischi, copriamoci. Et voilà. In realtà, dietro l’impresentabile 4-4-1-1 con cui il Milan è sceso in campo al Bentegodi si nasconde semplicemente la paura di un tecnico delegittimato di finire al macero molto prima del suo protettore. Fatto sta che non è accettabile affrontare l’ultima in classifica con una sola punta di ruolo (e che punta: Matri), due esterni per modo di dire (Muntari e Poli) e il povero Kakà tuttocampista alla mercé delle randellate altrui. Non è accettabile assistere a un primo tempo del genere, in cui i rossoneri si sono limitati a un giropalla snervante, pieno di falle e del tutto improduttivo, vista l’ovvia incapacità delle presunte ali di creare superiorità numerica e visto che il pio brasiliano non ha ancora imparato a camminare sulle acque. Quaranta minuti di zero – zero gioco, zero iniziative, zero coraggio, zero cuore, zero occasioni – con un paio di flebili palpiti finali del generoso ma impreciso Poli. Unica parata degna di nota: quella di Abbiati su Estigarribia. Unico aggettivo consono: mortificante.

Evidentemente, ad Allegri il Milan è piaciuto così com’è e ripresenta la stessa squadra a inizio ripresa. Il Chievo capisce che può anche vincerla e in effetti sfiora subito il vantaggio: Kakà perde palla e innesca la ripartenza gialloblu, il sinistro di Thereau è respinto da Abbiati sui piedi di Rigoni che, incredibilmente, manda a lato a porta vuota, seppur da posizione defilata. Il Milan è un’orchestrina scassata che sa suonare sempre e solo lo stesso spartito, peraltro non più articolato di “Tu scendi dalle stelle”. La scossa deve darla Emanuelson – pensa te, il migliore in campo – che finalmente decide di spaventare Puggioni con un gran sinistro da fuori. Lo imita Mexes, ma ancora una volta il portiere clivense salva la propria porta. Finalmente, a 25’ dal termine, Allegri si convince che forse forse è ora di rischiare qualcosa: fuori Muntari, dentro Robinho. Il cambio frutta subito una bella giocata Kakà-Robinho, ma il tiro del numero 7 è fuori di poco. Ancora Kakà per Poli: destro sul primo palo a lato di poco. Poi è Robinho a centrare un palo clamoroso dopo un bell’inserimento centrale. I rossoneri insistono, ma a 10’ il pessimo Orsato li lascia in 10 per un discutibile doppio giallo a Montolivo (più che altro, per la disparità di trattamento rispetto ad alcuni altri interventi ben più duri). D’altra parte, il fischietto di Schio aveva annullato poco prima un gol a Paloschi per dubbia posizione di offside. Il Milan ci prova, pungolato più dalla disperazione e dai cori furiosi dei tifosi che da autentica convinzione: Constant, subentrato a Poli, serve un gran pallone a Matri, ma il purtroppo ex bianconero devia a lato. Finale convulso, con altra occasione sciupata da Robinho e altra espulsione ridicola, questa volta ai danni di Pellissier. Finisce zero a zero. “The panic, the vomit“, cantavano i Radiohead. Viene un sospetto: non esonerano Allegri solo perché non si sa chi ha il diritto, e chi no, a premere il pulsante?