La settimana dell’incubo biancoceleste si era aperta con il tracollo di Leverkusen e la conseguente eliminazione dalla Champions League, e si chiude con il clamoroso 4-0 di Chievo-Lazio, psicodramma collettivo in cui tutti i giocatori scesi in campo, così come l’allenatore in panchina, hanno dato dimostrazione di versare in un pericolosissimo stato confusionale. Una sconfitta come quella del Bentegodi è inaccettabile, e il primo a saperlo è proprio Stefano Pioli: “Non posso accettare una prestazione del genere, senza intensità, senza voglia di lottare e sacrificarsi. Bisogna invertire la rotta, altrimenti ci saranno solo delusioni“.

La botta rimediata a Leverkusen è stata tremenda, come riconosce lo stesso allenatore emiliano, ma questa non può essere una giustificazione per una prova sconcertante fino a questo punto (“Non possiamo diventare così fragili alla prima difficoltà, siamo crollati e non abbiamo giocato da squadra, così proprio non va, aspettavo risposte diverse“). Con grande dignità, Pioli non ha voluto cercare scuse nel mercato o nell’infermeria, che pure gli ha sottratto gente come Klose, Biglia, Marchetti e Djordjevic: “Questo k.o. va al di là di tutto, anche del mercato e degli infortuni, a Verona è scesa in campo una squadra competitiva ma abbiamo commesso troppi errori e io sono il primo responsabile. Dobbiamo scusarci con i tifosi e reagire“.

Pioli fa scudo alla società, probabilmente cercando in questo modo di mettere i giocatori dinnanzi alle proprie responsabilità, ma al contempo accollandosi colpe che non sono sue. Il presidente Lotito, per esempio, potrà anche essere furibondo con squadra e allenatore (come ammesso dallo stesso Pioli), ma il primo a finire sul banco degli imputati dovrebbe essere proprio lui. La sua campagna-acquisti è stata a dir poco imbarazzante, vuoi per il noto braccino corto di cui l’accusa da anni la tifoseria, vuoi per la sopravvalutazione di una squadra che la scorsa stagione era andata ben oltre i suoi limiti, vuoi per un mix di questo e quello. Di fatto, non è arrivato nessuno, e l’eliminazione dai playoff di Champions League è ciò che accade a chi decide di sfidare la sorte e non rinforzarsi (vedi Napoli lo scorso anno). Questo è tutto sulle spalle della società, e non ci sarà sempre un tecnico onesto dietro il quale ripararsi.