Serataccia quella della Roma nel match di ritorno dei preliminari di Champions League che contro il Porto non riesce ad acciuffare la qualificazione alla più ambita competizione europea uscendo sconfitta dall’Olimpico per tre reti a zero dopo l’ottimo 1-1 dell’andata al do Dragão dove aveva prima dominato la scena e poi, rimasta in dieci in seguito all’espulsione di Vermaelen, arginato il ritorno dei portoghesi. Ancora una partita condizionata dall’inferiorità numerica dei giallorossi che molto ingenuamente si fanno espellere prima capitan De Rossi al 39′ e poi, subito a inizio ripresa il subentrato (a Paredes) Emerson. Una qualificazione che a quel punto sarebbe diventata titanica in nove contro undici.

E tuttavia, ancor prima della duplice espulsione, è stato l’approccio mentale della Roma alla gara ad aver condizionato e pregiudicato l’esito della partita perché la squadra guidata da Spalletti è entrata in campo con la sicurezza di una presunta qualificazione acquisita dopo il risultato maturato a Oporto. Una Roma troppo soft e deconcentrata che subito, dai primi minuti ha cominciato a inanellare una serie di errori a centrocampo e in difesa con troppe palle perse, soprattutto in uscita. Uno dei primi elementi chiave del match è stato chiaramente il vantaggio raggiunto in tempi estremamente rapidi dagli ospiti che su un piazzato all’8° minuto vanno in gol col centrale brasiliano Felipe il quale, indisturbato di testa la schiaccia in rete.

La Roma reagisce sfruttando il campo in ampiezza, come è solita fare, avvalendosi della velocità di Bruno Peres e di Salah sulla catena di destra e delle giocate di Perotti sul versante opposto, ma il Porto non si disunisce, è attento, concentratissimo e puntando su una compattezza davvero coriacea riesce a chiudere ogni spazio e ripartire avvalendosi della velocità di Otavio e di Corona. Al contrario della gara d’andata i lusitani giocano di più la palla stando attentissimi a non scoprirsi e a non lasciare porzioni di campo all’offensiva avversaria.

Gli altri due fattori decisivi sono chiaramente le due espulsioni che hanno ovviamente condannato la Roma all’eliminazione. Nonostante la prova gladiatoria di Nainggolan e Strootman, che va comunque sottolineata, arrivano facili a meno di 20 minuti dalla fine le altre due reti di Layun e di Corona. Ora la Roma, che deve fare naturalmente mea culpa si ritrova in Europa League con circa 35 milioni in meno di capitale.