Gli esteti e gli idealisti se ne faranno una ragione, o anche no, ma non importa: ciò che importa è che il ben poco emozionante 0-0 di Torino è servito a Juventus e Atletico Madrid per passare a braccetto il girone di Champions League, la prima come seconda e la seconda come prima. Il match dello Stadium è stato tutto tranne che appassionante, com’era anche lecito aspettarsi. In primo luogo, perché i colchoneros sono la squadra più tignosa d’Europa, contro i quali è difficile giocar bene anche se le motivazioni sono alle stelle; in secondo luogo, perlappunto, perché la Juve non aveva alcun interesse nel forzare la mano. Certo, una vittoria con due reti di scarto avrebbe spalancato le porte del primo posto, ma gli oneri di un’eventuale sconfitta oltrepassavano di molto gli onori.

In rete si parla di biscotto, ed effettivamente è difficile non leggere un tacito accordo nel fatto che le due squadre, nell’ultima mezz’ora, abbiano di fatto tirato i remi in barca, accontentandosi di veleggiare serenamente verso il porto più sicuro per entrambe, come dimostra anche il fatto che sia Allegri che Simeone non abbiano effettuato nemmeno una sostituzione, nemmeno per far finta di voler cambiare l’inerzia al match. Diciamocelo: se fosse stata la Juve, o un’altra squadra italiana, a essere eliminata in seguito a una roba del genere, ci saremmo tutti incazzati non poco. Ma, d’altra parte, se c’è uno sport cinico al mondo questo è il calcio: per cui bando alle recriminazioni e si festeggi la Juve, che torna tra le grandi d’Europa dopo l’inattesa pausa della scorsa stagione.

E si festeggi soprattutto Max Allegri (foto by InfoPhoto). Il tecnico livornese era stato accolto a Torino da scetticismo, nel migliore dei casi, se non proprio da una palese malsopportazione, come se il suo stesso arrivo segnasse la fine di un ciclo vincente, perché da quelle parti (e non solo da quelle) era considerato poco più di un servile yes-man. E invece Allegri ha saputo entrare in un ambiente ostile in punta di piedi, senza proclami e senza fanfare, e soprattutto senza sconfessare il lavoro del totem che l’aveva preceduto. Poi, gradualmente, ha iniziato a mettere mano alla propria creatura, modellandola senza stravolgerla, e adesso la Juve è qualcosa di diverso da ciò che era stato prima, con un nuovo modulo e una nuova impostazione, ma con Andrea Pirlo, il presunto nemico dei tempi rossoneri, sempre al centro della galassia. E i risultati non sono certo peggiori di quelli ottenuti da Antonio Conte, a tal punto che ora inizia a diventare legittimo il sospetto che siano perfino migliori. Allegri promosso a pieni voti, dunque, in attesa degli esami di primavera, quelli che contano davvero.