Nell’economia dei 180 minuti totali della sfida di semifinale di Champions League tra Real Madrid e Manchester City ci si sarebbero aspettati tanti gol e spettacolo a profusione e invece, alla fine, si è contata un’unica rete e tra l’altro un autogol, e spettacolo solo per 90 di quei 180 minuti, quelli relativi alla gara di ritorno poiché l’andata, finita 0-0, era stato un match dai contenuti piuttosto deludenti. La dura legge del Bernabeu s’impone ancora, e possiede sempre la stessa identica inesorabilità di una condanna, soprattutto per il Manchester City che fino a questi livelli in Europa non si era mai spinto prima. I Blancos impongono un brusco risveglio dal sogno di finale dei rivali perché a Milano il 28 maggio ci saranno di nuovo loro a giocarsela con gli acerrimi avversari dell’Atletico Madrid.

Di nuovo, e anche – aggiungiamo – a distanza di breve tempo poiché era solo il 2014, in uno scenario ovviamente diverso, ovvero l’Estadio da Luz di Lisbona, quando i due club di Madrid si sono affrontati in una finale davvero storica (nonché rocambolesca) che aveva visto il Real di Ancelotti conquistare l’agognata “Decima”. Ora sarà Zidane a contendere al Cholo Simeone il titolo di Regina d’Europa per un Atletico che utilizzerà tutte le sue armi, lecite e illecite, per veder realizzare un desiderio che dura da più di 40 anni, da quando cioè arrivò in finale nel 1974 e perse contro il Bayern Monaco. Un terzo tentativo che i Colchoneros non hanno nessunissima intenzione di fallire.

La legge del Bernabeu non è stata solo questione di scaramanzia poiché il Real, per la mole di gioco prodotta e le occasioni fioccate durante l’arco dei 90 minuti (più recupero) è stato padrone assoluto del campo e del gioco. Nei primi 45 minuti il match è stato un continuo arrembare delle merengues nell’area del ManCity. La chiave è stata principalmente il gioco sulle fasce, laddove sia Carvajal che Marcelo hanno imperversato in lungo e in largo, mentre Cristiano Ronaldo, ripresosi alla grande dall’infortunio, e Bale, sfondavano al centro con imbarazzante nonchalance.

Proprio da una penetrazione del gallese a neanche 20 minuti dall’inizio del match è arrivato il vantaggio, poi decisivo, dei padroni di casa. Bale defilato sulla sinistra, aggredisce l’area inglese e lascia partire un diagonale velenoso che assume una traiettoria ancor più venefica per Hart dopo una deviazione di Fernando. Per attendere la reazione dei Citizen ci vuole tutto il primo tempo e la rasoiata di Fernandinho da fuori area colpisce l’esterno del palo alla destra di Navas. Intanto il Real continua a produrre e comandare il gioco mentre la controffensiva si limita a qualche sporadica ripartenza e a qualche significativa occasione da palla inattiva, grazie al solito fromboliere De Bruyne. Troppo poco per un Real così dinamico, agressivo e concentrato sull’obiettivo.