3 punti in 6 partite: mai, nella storia della Champions League, un club inglese era stato condannato con tale, inappellabile sentenza alla precoce eliminazione dall’Europa che conta. Ci è riuscito il Manchester City, club che i petrodollari degli sceicchi hanno sì portato dalla condizione di “vicini rumorosi” (geniale definizione by Alex Ferguson) a quella di All-Star del calcio continentale, senza che tuttavia la metamorfosi sia completamente riuscita, come quella della “Mosca” del film di Carpenter. E forse l’elemento che avvelena l’intero organismo è proprio Roberto Mancini (foto by InfoPhoto), che con la massima competizione europea ha avuto sempre un rapporto burrascoso a dir poco.

E dire che il Mancio è tra i più antichi frequentatori della Champions League. Nel 1990-91, prima edizione del nuovo torneo, fu tra i protagonisti della splendida cavalcata della Sampdoria verso la finalissima contro il primigenio Barcellona di Cruijff, finale persa ai supplementari a causa di un siluro di Koeman su punizione. L’incubo di Wembley si è perpetuato in molte altre occasioni, anche se sotto forme differenti. Nell’aprile del 2000, questa volta con la maglia della Lazio, arrivò la sorprendente eliminazione ai quarti di finale per mano del Valencia: quell’anno, la squadra di Eriksson era almeno da semifinale.

Ma è in panchina che Mancini ha vissuto le tappe più dolorose della sua via crucis europea, raccogliendo solo eliminazioni, e mai banali. Con l’Inter, quattro eliminazioni in quattro anni, una peggio dell’altra, e tutte ai quarti di finale: si inizia con l’Euroderby del petardo su Dida (2005), poi si passa dall’incredibile kappaò contro il piccolo Villareal (2006), l’anno venturo si torna in Spagna per la rissa globale di Valencia (2007), e infine lo 0-1 contro il Liverpool firmato Torres, con annesso sfogo isterico del Mancio in conferenza-stampa e pietra tombale sulla sua avventura in nerazzurro.

Il problema è che il tecnico dal ciuffo impertinente sta riuscendo a far peggio al timone dello yacht deluxe Manchester City. D’accordo, per due anni consecutivi Aguero e compagni sono stati inseriti nel girone di ferro (l’anno scorso contro Bayern, Napoli e Villareal; quest’anno Real Madrid, Borussia Dortmund e Ajax), ma per due anni consecutivi sono stati eliminati. E se nella scorsa stagione, perlomeno, i Citizens erano riusciti a mettere insieme 10 punti, qualificandosi per l’Europa League, i 3 punti raggruzzolati in questa occasione rappresentano uno sputo sulle ambizioni di gloria degli sceicchi. Che, come tutti i multimilionari, non sono particolarmente aperti al concetto di sconfitta. Per proseguire la sua avventura a Manchester, al Mancio potrebbe non bastare nemmeno il bis in Premier League.

A proposito del titolo inglese 2012. Negli ultimi giorni è uscito “This is Football”, a firma proprio di Roberto Mancini. Nel libro, il tecnico jesino conferma ciò che era già stato anticipato dal suo guru Paolo Brosio ne “La Madonna nel Pallone”, ovvero che fu la Madonna di Medjugorje in persona a consentire quell’incredibile rimonta al City nell’ultima giornata di campionato. Ne hanno parlato perfino i nostri amici di Pontifex, sorprendentemente scettici nei confronti di questo presunto miracolo. Che, evidentemente, non funziona quando si tratta di Champions League. Forse i fedeli del City non hanno pregato abbastanza intensamente. Oppure la giurisdizione della Madonna di Mancini non oltrepassa la Manica. O forse ancora è Pontifex che porta sfiga.