La Juventus non riesce ad approfittare dell’occasione per allungare il passo in classifica nel Gruppo D della fase a gironi della Champions League nella gara interna contro il Borussia Mönchengladbach (l’ultimo precedente tra i due club risale esattamente a 40 anni fa, nell’ormai lontano 1975, in Coppa Campioni), bloccata sullo 0-0 dopo un match complicato dall’inizio alla fine, con pochissime opportunità da gol per entrambe le squadre anche se i bianconeri hanno praticamente dominato la partita per tutti i 93′ di gioco, non riuscendo però a trovare la via della rete e rendendosi pericolosi solamente su palla inattiva, soprattutto con Pogba.

Il tema tattico del match è rimasto costante per tutto l’andamento della gara con la Juventus che, forte di una superiorità quantitativa e qualitativa a centrocampo, ha aggredito i tedeschi non consentendogli di sviluppare manovre offensive se non in qualche rara occasione di ripartenza. Buffon non ha infatti corso pericoli per l’intera durata della partita senza essere mai chiamato in causa su interventi significativi.

Il problema tuttavia è stato proprio quello della fase realizzativa con una Juve davvero poco incisiva negli ultimi 16 metri, laddove il tandem d’attacco Morata-Mandzukic non ha funzionato a dovere. Anche l’ingresso di Pereyra al quarto d’ora della ripresa al posto di Cuadrado, con conseguente cambio di modulo, non ha sortito effetti. La Juventus può in realtà recriminare su un unico autentico episodio rappresentato dall’errore del direttore di gara Craig Thompson che ammonisce anziché espellere Dominguez per fallo da ultimo uomo su Morata nel finale del primo tempo.

Il Mönchengladbach, ripresosi in campionato dopo un inizio shock con 5 sconfitte consecutive e dopo l’avvicendamento in panchina tra il dimissionario Favre e l’allenatore ad interim Schubert, aveva bisogno di dare una scossa alla classifica del gruppo, ma a conti fatti rosicchia un punto importante contro una squadra nettamente superiore, grazie all’impostazione estremamente tattica del match, e in virtù del buon lavoro a centrocampo del solito Xhaka e, soprattutto, del giovane Dahoud, e di Johnson e Traoré in fase di ripiegamento nel tentativo ben riuscito di arginare Alex Sandro e Cuadrado.