Con un rotondo – fin troppo – 0-3 la Juventus archivia la pratica Borussia Dortmund accedendo ai quarti di Champions League insieme al Barcellona, nell’ultima accoppiata, che ha eliminato ancora una volta il Manchester City. Ora l’attesa per i sorteggi di Nyon è fibrillante ma sappiamo che la Juventus c’è, è ancora lì nel bouquet delle migliori d’Europa. In verità lo sappiamo da almeno tre anni a questa parte che la Signora è tornata a frequentare i vertici europei e chi si ostina a sostenere che i bianconeri non hanno una dimensione formato Europa o è in evidente malafede oppure, più semplicemente, non guarda le partite (Galatasaray-Juventus della scorsa edizione è stata una delle peggiori farse della storia della coppa con le orecchie). Ma il problema non è tanto l’avere un crisma europeo nel proprio asset, il problema consiste semmai nel salire a un livello ulteriore e allora da questo punto di vista, verissimo, la Juve battendo il Dortmund non ha ancora dimostrato nulla. Il bello comincia solo adesso.

Spettri di Westfalia. Guardando il match di Dortmund, appunto, c’è da dire che il “muro giallo” del Westfalenstadion o, più modernamente, Signal Iduna Park, ha provato paratestualmente a mettere paura da subito ai giocatori juventini sventolando davanti ai loro occhi un ampio striscione col numero 97, un simbolo orrorificamente evocativo di antichi fantasmi di Westfalia, anche se per la precisione si trattava di Monaco di Baviera quando la Banda dell’Oro travolse la Juve per 3-1 nella memorabile finale dell’allora Coppa dei Campioni. Più significativamente, è stato il muro bianconero a incutere i maggiori timori nella serata di Dortmund.

L’elogio della sterilità. Il calcio, come l’essere aristotelico, si dice in molti modi. È strano, beffardo, a volte imponderabile, altre addirittura incomprensibile, ma c’è una piccola incontrovertibile verità che lo sottende: se non tiri in porta, non fai gol, se non fai gol non puoi vincere. Ecco, il Borussia Dortmund non ha tirato in porta. Le uniche due volte che i tedeschi hanno provato a farlo, il destro da fuori area di Kampl si è spento morbidamente tra le braccia di Buffon, l’altra rappresenta l’unico vero pericolo registrato al 78′ (prendere nota) su un incornata sotto misura di Ramos quando si è  ormai sullo 0-2. Il match dei gialloneri è stato un elogio della sterilità nel quale il Dortmund ha replicato in serie i problemi mostrati in questa strana stagione in Bundesliga in cui il club della Ruhr fino a non più di un mese fa si vedeva inopinatamente obbligato a frequentare i bassifondi della classifica. Manovre lente e farraginose, gioco statico e involuto, scarso utilizzo delle fasce, centrocampo stagnante, attacco inconcludente, difesa imbarazzante. I motori del gioco del Borussia si sono inceppati: Gündogan dopo il lungo infortunio non è più lo stesso, Mkhitaryan non è neanche l’ombra del giocatore dello Shakhtar Donetsk, Reus predica in un deserto verde. Quando Klopp capisce che il gioco necessita di più dinamismo, di più giocatori che saltano l’uomo e azzardano le giocate inserendo Blaszczykowski e Ramos in un sol colpo, è ormai troppo tardi, e poi mandare un giocatore dalle leve lunghe come Ramos bisognoso di ossigeno e praterie là in mezzo al traffico della difesa bianconera è come gettare una gazzella in pasto ai leoni.

Juventus über Dortmund. La Juventus come e più di Torino gioca una partita perfetta impostando la gara su quello stesso tema tattico visto all’andata allo Juventus Stadium. Una Juventus che al netto di Pirlo (assente) e Pogba (uscito per infortunio al 27′) irretisce le già sterili trame del Borussia, ne blocca ogni linea di passaggio senza bisogno alcuno del solito pressing asfissiante, riconquista agevolmente palla per poi ripartire e rendersi fatale con la velocità di pensiero e di gamba di Tevez e Morata. Certo è che per Allegri e i suoi si mette subito meravigliosamente bene quando al pronti-via, dopo 3 minuti 3, il siluro di Tevez dalla distanza uccella il colpevolissimo Weidenfeller (non a caso quarto portiere nella classifica di quelli con la peggior media gol a partita in Bundesliga). A consuntivo e con innegabile evidenza, questa Juventus è nettamente più forte di questo Borussia Dortmund ma su Klopp pesa come un macigno la colpa di non aver saputo reinventare un canovaccio tattico dopo la sconfitta di Torino, che aveva evidenziato limiti ben più profondi del risultato finale.