La Champions League è del Real Madrid di Zidane e Ronaldo, che nella notte di San Siro supera ai calci di rigori l’Atletico, al termine di una gara tutt’altro che indimenticabile, e si laurea campione d’Europa per l’undicesima volta della sua storia, costringendo Simeone e l’aficion rojiblanca a bere un calice non meno amaro di quello di Lisbona. Al vantaggio iniziale di Sergio Ramos, ancora lui, i colchoneros avevano risposto nel finale con Yannick Carrasco, fissando il punteggio sull’1-1 al 90’ come nel 2014, ma a parti invertite. Purtroppo per Simeone, l’esito finale non è cambiato: questa volta i supplementari sono infruttuosi, ai rigori non sbaglia nessuno tranne Juanfran, ed è Cristiano Ronaldo, in ombra per tutto il match, ad incaricarsi di trasformare il rigore che manda la Casa Blanca in paradiso. Per l’Atletico è la terza sconfitta in tre finali nella massima competizione europea: una maledizione resa ancora più dolorosa dal fatto che due su tre sono arrivate contro i rivali cittadini. Il Real Madrid vince la sua quinta finale di Champions League sulle ultime cinque disputate, e Zinedine Zidane (terza Champions League con il Real, dopo quella da giocatore del 2002 e da vice di Ancelotti del 2014) diventa il primo tecnico francese a salire sul trono d’Europa.

Il copione del match avrebbe previsto un Atletico in formato falange macedone sin dal primo minuto, ma è il Real Madrid ad approcciare alla gara nel modo migliore, ovvero con gli occhi della tigre e il coltello tra i denti. E già al 6’ Oblak è costretto a un intervento al limite del prodigioso, quando salva di piede su deviazione ravvicinata di Casemiro (l’uomo più temuto da Simeone, ma non per le qualità in zona-gol) imbeccato da una velenosa punizione di Gareth Bale. Le merengues insistono, forti di una superiorità tecnica evidente a metà campo e al 15’ si ritrovano catapultati nel migliore dei mondi possibili – cioè in vantaggio a inizio gara contro una squadra di Simeone: punizione dalla sinistra di Kroos, spizzicata di Bale, Sergio Ramos vince il corpo a corpo col tenero Savic e con una zampata quasi impercettibile riesce a far passare il pallone tra le gambe di Oblak. Il replay mostra che l’andaluso si trovava in posizione di lieve offside al momento della deviazione, ma il succo non cambia: secondo gol in due finali di Champions League per il numero 4, e se non è un record per un difensore poco ci manca, e Real Madrid avanti 1-0 con merito. Il gol non scuote l’Atletico dal suo torpore, anzi, sono i blancos a prendere in mano il volante: il tiqui-taka in salsa zidanesca è più lento e orizzontale di quello catalano, ma il pressing di Gabi e compagni oggi non funziona e i continui cambi di posizione del BBC confondono ulteriormente le spaziature dei rojiblancos. Per fortuna di Simeone, le batterie di Bale iniziano a lampeggiare verso la mezzora, mentre Cristiano Ronaldo è evidentemente in condizioni fisiche precarie e non gli riesce quasi nulla. Più per logorio del Real che per meriti propri, l’Atletico cresce negli ultimi 15’ del primo tempo, ma l’unico ragno che caverà dal buco avrà la forma di tre tiri dalla distanza del sempre mobilissimo Antoine Griezmann, di cui solo l’ultimo vagamente ostile nei confronti della porta dell’inoperoso Keylor Navas.

Negli spogliatoi, Diego Simeone decide di lanciare nella mischia Yannick Carrasco sulla sinistra, togliendo Augusto Fernandez e accentrando Koke: mossa giusta, come vedremo. Ma ci pensa Pepe a regalare subito all’Atletico la possibilità di impattare, travolgendo scioccamente Fernando Torres in piena area: rigore solare, che tuttavia lo specialista Griezmann spara malamente contro la traversa (3’). Lo choc non cancella la voglia dei rojiblancos, anzi sembra aumentarla, e l’infortunio di Carvajal complica i piani di Zidane, visto che il subentrato Danilo si fa regolarmente prendere d’infilata da Carrasco. L’ex viola Savic si divora il pareggio al 6’, deviando a lato da due passi, poi è Saul a far venire i brividi a Navas con una girata mancina dopo grande spunto di Carrasco. Il Real gioca in contropiede in pieno stile Cholo, e per poco Benzema non chiude la contesa su splendida imbeccata di Modric (25’). Zidane toglie Kroos, abbastanza incomprensibilmente, e mette Isco, lasciando in campo Ronaldo in visibili ambasce fisiche (fuori Benzema per Lucas Vazquez). Alla fine avrà ragione lui, ma l’errore va sottolineato, perché Ronaldo si mangia un gol clamoroso per eccesso di leziosità (33’), e sul ribaltamento di fronte l’Atletico pareggia: cross dalla destra di Juanfran, Danilo si dimentica la diagonale e Carrasco sbatte sotto la traversa l’1-1 che fa impazzire la curva dell’Atleti.

Forse è qui che l’Atletico perde la partita. Col Real evidentemente sulle ginocchia, col totem Ronaldo incapace di far altro che corricchiare sopra il dolore, la squadra di Simeone non riesce a imprimere l’accelerata in grado di completare la rimonta e rivoluzionare la storia. Si va ai supplementari, le energie evaporano, Bale e Marcelo arrancano coi crampi, Filipe Luis e Koke sono costretti a uscire per infortunio. Non succede più nulla, come se tutti non volessero l’ora di consegnare il proprio destino nelle mani dei rigori. E rigori siano. Il Real è perfetto: Vazquez, Marcelo, Bale e Ramos spiazzano Oblak, Juanfran sbaglia il quarto rigore, lasciando nelle mani di CR7 il pugnale con cui infilzare il cuore pulsante dell’Atleti. Un cuore smisurato, che non per questa sconfitta finirà di battere. Ma che ancora una volta deve inchinarsi alla legge del Real Madrid, che anche quando non è la squadra più forte, anche quando non gioca meglio la finale, alla fine se la porta a casa sempre.