Due cose, su tutte, si sapevano alla vigilia del match Barcellona-Roma di Champions League: la prima, che ovviamente sarebbe stata una partita molto complicata, contro la squadra ora come ora più forte al mondo; la seconda, che la qualità della Roma avrebbe in qualche modo potuto tener testa a una corazzata come il Barça, come aveva di mostrato di poter fare all’andata, essendo nella posizione di poter sperare in un risultato importante per la qualificazione agli ottavi di finale.

Invece, probabilmente con la complicità del pareggio di Borisov nell’altra sfida del Gruppo E di qualificazione tra Bate e Bayer Leverkusen, la Roma ha deciso di rinunciare a giocarsela scendendo in campo al Camp Nou con l’atteggiamento di chi è già sconfitto in partenza. Fattore che avrebbe potuto addirittura la quota gol dei padroni di casa ben oltre il già tennistico 6-1 del finale.

Chiaro che un match figlio di tali presupposti ha ben poco da raccontare se non, nel complesso, una serie di lezioni di calcio impartita dal Barcellona ai giallorossi. La perfezione dei blaugrana già incontra pochi rivali in generale, anche quando le squadre avversarie giocano bene, se però al Barcellona si oppone anche poca resistenza, i risultati possono diventare catastrofici. Vero che la Roma, orfana di due giocatori fondamentali come Gervinho e Salah non è riuscita neppure a concepire un abbozzo di ripartenza, e questo ha sicuramente destabilizzato ogni piano tattico nella mente degli uomini di Garcia, ma rimane altrettanto vero che i giallorossi non hanno mai saputo escogitare strategie alternative.

Così la partita si è ridotta a un Messi, Neymar e Suarez show con i padroni di casa che si sono ritrovati già a metà match su un vantaggio di tre reti a zero agilmente gestibile. Al Barça riesce tutto alla perfezione, dal prolungato possesso palla, alle numerose verticalizzazioni che trovano sistematicamente il ritardo delle chiusure giallorosse. Il Barcellona arriva al tiro sempre con estrema facilità e la Roma non riesce né ad arginare in difesa e a centrocampo, né tanto meno a imbastire manovre offensive di un qualche rilievo.

Giusto sul finale, grazie all’ingresso di un Iturbe estremamente volenteroso, è in grado di scuotere la difesa avversaria e con Dzeko che mangia in testa a Vermaelen depositando di testa in rete una palla scodellata al centro da Digne, salvare – per così dire – la Roma da una figuraccia totale. Ora la qualificazione, comunque incerta perché le due dirette avversarie Bate e Leverkusen rimangono in gara, bisognerà giocarsela all’Olimpico col coltello tra i denti contro il Borisov.