Tutto si sarebbero aspettati i bavaresi dal Porto nella serata al do Dragão per la seconda turnata dei quarti di finale di Champions League, fuorché la gara perfetta da parte dei “dragoni” di Lopetegui che grazie a un perentorio quanto inatteso 3-1 gettano seriamente una grossa ipoteca sul passaggio alle semifinali contro un Bayern quasi irriconoscibile. Già, certo, “draghi” loro nel colpire fulmineamente come rettili in agguato nella selva ma non proprio delle volpi i tedeschi a farsi rubare sistematicamente la merenda dai portoghesi provocando uno svantaggio difficilissimo da rimontare all’Allianz Arena tra meno di una settimana.

Trivela shock. L’inizio di partita è davvero di quelli shock per il Bayern Monaco che – generalmente noto per subire pochissimi gol (13 in Bundesliga, 4 fino agli ottavi in Champions League) – ne incassa subito due nei primi 1o minuti entrambi siglati da Ricardo Quaresma di mourinhana memoria. Due passivi generati da due sciagurati errori da ultimo uomo difensivo, il primo ad opera di Xavi Alonso che costringe poi Neuer a scapicollarsi su Jackson Martinez rovinando sul colombiano e provocando l’inevitabile calcio di rigore. Il portierone di Gelsenkirchen è poi stato graziato da Velasco Carballo con il solo giallo. Sette minuti dopo è Dante che regala palla al “Trivela” che non ci pensa neppure un nanosecondo a perforare Neuer per la seconda volta.

Dungeons & Dragons. Il match si mette dunque malissimo per Guardiola e i suoi che, frastornati, cercano in ogni modo la giusta reazione riorganizzando immediatamente le fila tentando di mettere in azione il tridente Müller, Götze, Lewandowski ma il centrocampo bavarese è lento, macchinoso, prevedibile e i giocatori del Porto in virtù di un pressing asfissiante riescono quasi sempre ad avere la meglio suoi loro avversari interrompendo le trame degli interni del Bayern. Oltre tutto il club di Monaco di Baviera si intestardisce nelle operazioni attraverso i corridoi centrali invece di allargare e far respirare il gioco sulle fasce, per altro ben presidiate da Danilo e Alex Sandro, e da Brahimi e Oliver Torres in fase di ripiegamento. Il gol del morale e della speranza, anche in chiave ritorno, giunge alla mezzora con Thiago Alcantara con il suo primo sigillo in Champions League (e anche la sua prima presenza quest’anno) che corregge un cross basso di Boateng dopo un ottimo spunto sulla destra. Unico errore di rilievo della difesa portoghese nel contesto di una gara cristallina. Ma è un Porto troppo in palla che sa come far male al Bayern in fase offensiva e, contemporaneamente, concedere pochissimo in fase di non possesso chiudendo tutti gli spazi e andando sempre ad aggredire e/o accorciare il portatore di palla. Trascorsi 20 minuti della ripresa è uno straordinario Jackson Martinez che al suo rientro in squadra chiude momentaneamente i giochi sull’ennesimo errore della retroguardia tedesca, con Boateng che buca l’intervento aereo concedendo al cafetero l’invidiabile lusso di presentarsi ancora una volta a tu per tu con Neuer.

Un altro Bayern. Ora la Champions rischia di perdere una delle squadre in assoluto protagoniste della competizione nonché una delle pretendenti più credibili al successo finale. Chiaramente il Bayern trova nelle assenze pesantissime di Robben, Ribery e Schweinsteiger le attenuanti più potenti per giustificare la disfatta di Oporto, perché risulta fin troppo evidente che quello presentatosi all’Estadio do Dragão è un altro Bayern. Allora sarebbe lecito chiedersi quale sia effettivamente il valore di questo Bayern nell’insopprimibile dubbio che un Bayern visto in tale configurazione non valga nemmeno lontanamente quanto il Bayern a pieno organico. E inoltre, Guardiola o non Guardiola, una squadra incontrovertibilmente ed eternamente dipendente da Robben, Ribery e Schweinsteiger che a centrocampo è molto più fondamentale di quanto si pensi.