Ieri avrebbe dovuto essere il grande giorno della cessione Milan e di Bee Taechaubol, il broker thailandese la cui tela avrebbe dovuto irrimediabilmente stringersi attorno al collo di Silvio Berlusconi, grazie al sostegno neanche troppo silenzioso di Marina e Fedele Confalonieri, che da tempo spingono per il disimpegno. Tutte le pedine sembravano essere state messe al loro posto: c’era la valutazione di un miliardo voluta dall’ex premier, c’erano le garanzie di colossi della finanza araba e cinesi, c’era la volontà di investire e riportare in alto il club, c’era persino la concessione di mantenere Silvio e Barbara (ma non Galliani) in posizioni più o meno di comando. Eppure, la tanto attesa fumata bianca non si è fatta vedere.

Secondo quanto scritto da Repubblica, ci sarebbe tempo ancora fino alle 14 di oggi, come da ultimatum lanciato dagli emissari della banca di Abu Dhabi ADS Securities, uno dei grandi sponsor di Mr. Bee. I potenziali acquirenti sono assolutamente convinti di aver presentato tutte le garanzie economiche richieste a suo tempo da Fininvest, e fanno leva sui pareri positivi espressi da Marina Berlusconi e da Fedele Confalonieri: ecco perché pretendono, con irritazione non del tutto celata, una risposta entro oggi. Possibilmente una risposta positiva.

Pare che Silvio Berlusconi, parliamo dell’individuo e non dell’imprenditore, ancora non riesca ad accettare l’idea di abbandonare quello che una volta era il suo giocattolo prediletto. Nostalgia senile, può darsi. Com’è probabile che, semplicemente, è sempre complicato lasciare qualcosa con cui sei stato a lungo felice. E non bisogna dimenticare, ahinoi, la patologica inclinazione di Berlusconi ai colpi di teatro, probabilmente retaggio di quando da giovane faceva l’animatore a bordo delle navi da crociera. Quante volte lo abbiamo visto ergersi come deus ex machina, per ribaltare con la sua sola apparizione un quadro che sembrava già definito? Dall’acquisto del Milan “dai banchi del tribunale”, all’annuncio della permanenza di Kakà in diretta da Biscardi, dal furto di Gullit alla Juve, alle intromissioni dannose in trattative già concluse (Ibrahimovic, Cissokho, Tevez, etc): in un certo senso, tutta la storia del Milan berlusconiano è stata caratterizzata dalle sue entrate in scena tra gli squilli di tromba.

Berlusconi non vuole lasciare da perdente, continua Repubblica. Un po’ tardi per una simile considerazione, dal momento che il Milan degli ultimi tre anni non avrebbe mai potuto essere qualcosa di diverso da ciò che è stato, e che per riportarlo a vincere servirebbero quegli ingenti investimenti che Berlusconi non vuole più fare, e che invece sarebbero felici di fare gli asiatici. Ma vaglielo a spiegare. Silvio medita, il colpo di teatro è sempre in agguato. Chissà se ha meditato anche su come la potrebbero prendere i tifosi.