Rinvio dopo rinvio il closing del Milan diventa paradossale. Ancora un mese per scoprire se il club avrà dei nuovi padroni.

La pazienza è quasi esaurita

“O arrivano i soldi oppure mi tengo il Milan” avrebbe tuonato ad Arcore Berlusconi, apparentemente spazientito dell’ennesima richiesta di rinvio. Gli advisor sono ancora all’opera per assicurare alla Sino-Europe Sports un altro mese di tempo in cambio di altri 100 milioni, terza caparra. Resta a questo punto da stabilire se il capocordata di Ses Yonghong Li è un interlocutore credibile. A mesi di parole devono ancora arrivare i fatti e più va avanti la vicenda e meno affidabili appaiono le promesse.

Un buco da 120 milioni

Nel corso della lunga intervista rilasciata lo scorso 22 dicembre Yonghong Li aveva dato risposte univoche, che al momento suonano come promesse non mantenute. “Ses ha raccolto una quantità di capitali superiore rispetto all’importo dell’investimento”. Falso. Dei 320 milioni concordati ve ne sarebbe all’incirca 200, gli altri mancherebbe ufficialmente per un dietrofront di due investitori, probabilmente China Merchant Bank e Huarong. Nessuno sa con certezza che i due facessero parte della cordata, dovendo ancora pervenire a Fininvest la lista definitiva.

Closing, nessuno ‘Piano B’

“Ses ha individuato una struttura alternativa di investimento, che risolverebbe il nodo rappresentato da mancate autorizzazioni”. Peccato che non sia mai stato messo in atto. Negli ultimi mesi Ses ha sostenuto di possedere conti offshore per bypassare le famose autorizzazioni al Governo di Pechino. E invece i soldi proverrebbero adesso proprio dalla Cina, visto che l’argomento autorizzazioniè tornato di moda.

Asset non più sostenibile

“Rateizzazione? Tale possibilità non è né contemplata nell’accordo con Fininvest, né prevista dalle parti”. Al contrario Ses sta acquistando il Milan di 100 milioni in 100, facendo leva sulla volontà Fininvest di vendere un asset la cui gestione costa mediamente sugli 8 milioni ogni mese. “Le istituzioni finanziarie cinesi sostengono attivamente gli investimenti cinesi all’estero. Su questo pare palese che le autorità cinesi contrastino l’operazione e poco può fare a riguardo il fondo parastatale Haixia.