Questa avrebbe dovuto essere l’estate della cessione Milan e del conseguente rilancio in grande stile del club rossonero, dopo un Medioevo che non ha risparmiato pestilenze e invasioni barbariche al disgraziato popolo milanista, ma per il momento si procede sulla falsariga delle precedenti stagioni: incertezza gestionale, immobilismo sul mercato e impazienza crescente, che si sta rapidamente volgendo in angoscia, nella tifoseria spiazzata. Perché dopo mesi di chiacchiere, dichiarazioni, comunicati stampa e indiscrezioni, la firma su quel preliminare non è ancora arrivata. E continua a essere spostata di settimana in settimana.

Da più parti si assicura che entro 10 giorni tutto sarà concluso per il verso giusto, e anche dalla Cina si parla di non meglio precisati “dettagli tecnici” da limare: ma, come riporta il Corriere della Sera, esisterebbe anche un nodo non di poco conto relativo al prezzo del 20% delle quote societarie che dovrebbero restare nelle mani di Fininvest per un biennio. Non esattamente una minuzia tecnica. La realtà è che anche nella più ottimistica delle ipotesi, ovvero che il contratto venga siglato entro il 24 luglio, il ritardo rispetto alla data prevista inizialmente (15 giugno) sarebbe già di 40 giorni. Un’inezia, se paragonata al lungo regno berlusconiano, ma un’enormità, considerando altri fattori.

Prendiamo il discorso relativo all’area commerciale. Il 30 giugno scorso è scaduto il contratto tra Milan e Infront, advisor che dal 2010 ha affiancato il club di via Aldo Rossi nello sviluppo della sua rete di sponsor, ma la vicenda della cessione Milan ha di fatto sospeso ogni decisione in merito. Se la trattativa fallisse, è probabile che Galliani, che con Infront va a braccetto, spinga per il rinnovo della partnership; in caso contrario, Barbara Berlusconi (che ha la delega sulle attività commerciali) farebbe carte false perché il lavoro svolto da Infront finisca sotto il suo diretto controllo. Ma, come detto, non si potrà muovere una foglia finché i cinesi non subentreranno (o scompariranno all’orizzonte).

Per non parlare del calciomercato. Le squadre serie si costruiscono con una capillare programmazione, cosa impossibile per il Milan allo stato attuale, e anche le trattative già imbastite – da Musacchio a Sosa, passando per Zielinski e Pjaca – sono congelate fino a nuovo ordine, con il rischio che i rossoneri si vedano soffiare da sotto il naso i loro obiettivi (come avverrà con il croato, praticamente già accasatosi a Torino). Non solo: secondo quanto raccolto da CalcioeFinanza, ci sarebbero dei problemi di sintonia tra Adriano Galliani e Nicholas Gancikoff, cioè tra l’amministratore delegato uscente e quello in pectore. Com’è noto, in questa fase ogni operazione di mercato dev’essere condivisa tra vecchi e nuovi proprietari, ma a quanto pare è stato finora complicato trovare territori comuni tra i due.

Infine, sembra che la cifra stanziata dai cinesi per il mercato 2016 sia inferiore a quella di cui si era parlato finora: non 100 milioni (che saranno invece considerati come caparra a garanzia dell’operazione in vista del closing di settembre) ma 50 milioni, ai quali andranno aggiunti quelli ricavati da eventuali cessioni, come quella in essere di Carlos Bacca. Insomma, per il Milan questa sarà un’estate di transizione, con vista panoramica su un’annata di transizione. Sempre, rigorosamente, nella migliore delle ipotesi.