E se alla fine l’ipotesi sempre più concreta della cessione Milan prendesse la forma non di una rivoluzione, ma di una restaurazione, sotto forma di grande ritorno di Ancelotti in rossonero? L’idea è stata rilanciata oggi dalle pagine di Tuttosport, ma è in realtà ben presente nella testa dei dirigenti rossoneri da molto tempo. I messaggi incrociati di affetto e stima con il tecnico più longevo della storia del Milan berlusconiano ci sono sempre stati, così come c’è sempre stata la promessa di incontrarsi di nuovo, prima o poi. Una volontà romantica, per così dire, che ha sempre dovuto fare i conti con la dura realtà dei fatti: perché se, dal momento della separazione (maggio 2009), Carlo Ancelotti ha mantenuto, anzi accresciuto, il suo status di top manager, lo stesso non si può dire del Milan, digradato lentamente dalla condizione di club di riferimento a livello mondiale a quella attuale di… be’, è anche difficile trovare una definizione. Eppure, le cose potrebbero presto cambiare.

Ancelotti torna al Milan?

La premessa perché le strade di Milan e Ancelotti si ricongiungano passa necessariamente dalla tanto attesa, e auspicata, svolta societaria rossonera. Le voci di cessione del club, o di parte delle quote, sono sempre più insistenti e la stessa Fininvest ormai non smentisce più, anzi conferma la sua apertura ad accogliere nuovi soci; e gli investitori stranieri, soprattutto orientali, hanno già mosso i primi passi concreti perché si giunga a questa soluzione già al termine della presente stagione. L’impressione generale è che, dopo anni di rumors e dinieghi, mai come questa volta si sia davvero vicini alla soluzione del rebus, e che la prossima sarà un’estate di cambiamenti radicali in casa rossonera.

Il profilo di Carlo Ancelotti metterebbe d’accordo vecchi e nuovi, perché rappresenterebbe un punto di rottura con le ultime, dimesse gestioni – parliamo sempre dell’allenatore campione d’Europa in carica – ma al contempo confermerebbe la linea berlusconiana-gallianesca del “Milan ai milanisti”. D’altra parte, l’orizzonte madrileno del tecnico di Reggiolo non sembra affatto sconfinato come poteva sembrare solo qualche settimana fa: nonostante le assicurazioni di Florentino Perez, che ha garantito che non ci sarà alcun esonero comunque vadano le cose, Ancelotti è finito nel mirino dell’incontentabile tifoseria blanca e della sua ancora più incontentabile stampa, e un divorzio a fine stagione sembra la soluzione più probabile.

Certo, a Carletto non mancano gli ammiratori: i due club di Manchester, per esempio, farebbero carte false per averlo in panchina. E in effetti, amore o non amore, il Milan di oggi non avrebbe alcun argomento per convincerlo a orientare la bussola verso Milano, né dal punto di vista dell’ingaggio né da quello delle prospettive di vittoria. Ma il Milan di domani? E’ impossibile che possa rivelarsi competitivo come City o United nel breve periodo, nemmeno se sommerso da yen o petrodollari, ma nel medio periodo sarebbe tutto un altro paio di maniche. E a quel punto, pareggiate le ragioni del portafoglio e dell’ambizione, le ragioni del cuore potrebbero davvero far saltare il banco.