[aggiornamento] Secondo Tuttosport, Silvio Berlusconi si sarebbe deciso a dire di sì alla proposta cinese, e l’accordo preliminare sarà firmato il prossimo weekend presso un noto studio legale romano. La cordata cinese, di cui potrebbero far parte sia Robin Li che Jack Ma e rappresentata dall’advisor italo-americano Sal Galatioto, avrebbe messo sul piatto 700-720 milioni di euro per il 100% delle azioni del club rossonero, anche se inizialmente verrebbe acquistata soltanto la maggioranza (70%). Fininvest resterà in possesso del restante 30, ma solo in una prima fase, non superiore ai 12 mesi. Poi il Milan diventerà tutto cinese. Almeno per Tuttosport.

La misteriosa cordata cinese interessata alla cessione Milan inizia finalmente a prendere forma. Secondo Repubblica, a tirare le fila degli imprenditori dal lontano Oriente ci sarebbe nientemeno che Jack Ma, fondatore del gigante cinese dell’e-commerce Alibaba (e se già il nome di Mr. Bee stimolava i giochi di parole dei giornali, figuriamoci questo), nonché comproprietario dell’ex club di Marcello Lippi, il Guangzhou Evergrande. Ex professore d’inglese, Ma ha fondato Alibaba nel 1999, diventando nel giro di pochi anni uno degli uomini più ricchi e influenti della Repubblica Popolare, allargando poi i suoi interessi anche al calcio, e ora sembra pronto a fare il grande salto, acquistando uno dei club più prestigiosi e conosciuti al mondo.

Proprio il commissario tecnico campione del mondo 2006 sarebbe un ingranaggio importante di tutta questa faccenda: stimatissimo sia dal management del club cinese, col quale ha vinto la Champions League asiatica, e amico di lunga data di Adriano Galliani, Lippi costituirebbe il gancio ideale tra Berlusconi e Ma, e non ci sarebbe da sorprendersi, come peraltro si è scritto nelle ultime settimane, di un suo coinvolgimento diretto nella futura gestione del Milan come direttore tecnico.

Non è ancora chiaro quanto i cinesi siano disposti a offrire: c’è chi parla, come il Sole 24 Ore, di una cifra complessiva tra i 650 e i 700 milioni di euro, mentre per Repubblica la valutazione complessiva non supererebbe i 500 milioni, ovvero la metà esatta di quanto prospettato da Mr. Bee solo un anno fa. Di certo, non si arriverà nemmeno vicini a quel miliardo preteso, molto ottimisticamente, da Berlusconi, il quale continua a restare l’unico vero ostacolo verso la conclusione della trattativa. Non si tratta di una questione economica, il problema è unicamente personale. I potenziali acquirenti, infatti, vogliono subito la maggioranza del club (70%) e tutto il pacchetto entro uno-due anni, mentre il presidente rossonero vorrebbe una transizione più dolce. Il motivo è intuibile: l’idea di lasciare da perdente, come qualcosa di cui ci si deve disfare al più presto (è questo ciò che pensano i tifosi), mal si accorda col personaggio, e uno-due anni non sono un tempo sufficiente per riportare il Milan in alto.

Ma il tempo stringe. Gli investitori vogliono una risposta entro la metà di maggio, in modo da poter proseguire con la due diligence e chiudere la trattativa in tempo utile per organizzare la prossima stagione. Fininvest preme per il sì, resta da convincere il presidente.