L’ultima settimana calcistica è stata mediaticamente dominata da due eventi: la cessione Milan e la finale di Champions League tra Juventus e Barcellona. E siccome il secondo evento non si è concluso esattamente come si augurava, il presidente bianconero Andrea Agnelli ha deciso di commentare il primo, dall’alto di non si sa quale scranno, riversando una certa dose di malcelata ironia.

La Fininvest ha comunicato che in questo momento ha aperto un dialogo formale e i numeri non ci sono ancora. Leggiamo tutti però, anche se non sempre quello che leggiamo poi corrisponde a verità. I numeri così come li ho letti sono numeri senz’altro impressionanti. Quando poi vado a guardare e faccio qualche riflessione sui multipli, guardo al risultato netto, guardo all’ebitda (il margine operativo lordo, ndr), guardo alla posizione finanziaria netta del Milan, poi faccio fatica a trovare una quadra a quel numero. Ci sono senz’altro dei valori intangibili, come il valore del marchio, però mi chiedo come a fronte di questi indicatori, ebitda, risultato netto e posizone finanziaria netta si possa arrivare a un risultato di quel tipo“.

In sostanza, Agnelli sostiene che la valutazione di un miliardo di euro – ammesso che poi corrisponda alla realtà dei fatti, dal momento che non sono state ancora ufficializzate le cifre – sia completamente insensata. Perplessità condivisibile, peraltro, e non a caso condivisa effettivamente da molti esperti del settore. Va anche detto che riviste specializzate come Forbes valutano il club rossonero circa 700 milioni di euro, grosso modo la cifra a cui stanno lavorando Mr. B e Mr. Bee, al netto dei debiti finanziari. Certo, se pensiamo che neanche due anni fa Erick Thohir ha acquistato il 70% dell’Inter per 75 milioni di euro più i debiti (pari a 180 milioni), i numeri rossoneri restano effettivamente spaventosi. Quasi incredibili, se vogliamo.

Resta il fatto che Agnelli avrebbe potuto risparmiarsi la sparata. Non è elegante né signorile ficcare il naso in casa altrui, soprattutto quando si ragiona di indiscrezioni giornalistiche (e nemmeno provenienti da ambienti milanisti o berlusconiani, vedasi Sky, Sole 24 Ore e Repubblica, grandi alfieri dell’operazione Taechaubol) e non di numeri certificati. Ma d’altra parte Agnelli questo è.