Avrebbero dovuto arrivare nove punti in tre partite contro Empoli, Cesena e Chievo, sarà già tanto se il Milan ne metterà insieme la metà o poco più. Dopo il 2-2 in rimonta del Castellani, infatti, la squadra di Inzaghi rimedia solo un pareggino anche dal Dino Manuzzi, rimandando a data da destinarsi il decollo verso le zone alte della classifica. Ancora una volta i rossoneri piangono sulla propria retroguardia: a spianare la strada al vantaggio cesenate è stato un erroraccio di Christian Abbiati, e il fatto che sia stato un altro difensore, Adil Rami, a riagguantare il definitivo 1-1 non toglie certo il pacchetto arretrato dal banco degli imputati.

Un peccato, perché il Milan visto nel primo tempo meritava altra sorte e altro punteggio. Ridisegnata da Inzaghi secondo un 4-4-2 (o 4-2-3-1, che dir si voglia) che meglio sfrutta le caratteristiche della rosa, la squadra parte col piglio giusto, sorretta dall’ottimo lavoro in pressing di De Jong e Poli e martellante soprattutto sulle corsie esterne, dove i terzini, Abate più e meglio di De Sciglio, si sovrappongono agli esterni alti per creare superiorità. Tutto bello, tutto bene, peccato che dopo 10’ il Cesena va in vantaggio, praticamente al primo sospiro offensivo: il colpevole di giornata è Christian Abbiati, che si rattrappisce con lentezza geologica su una conclusione debole e centrale di Marilungo, concedendo a Succi il più facile dei tap-in. Inzaghi giustamente difenderà anche lui, come ha fatto con Bonera, ma la realtà è che il Milan continua a incassare reti ridicole a causa degli evidenti limiti dei singoli difensori. Fortunatamente, rispetto alla gara di martedì sera la reazione del Diavolo non si fa attendere e al 19’ Adil Rami, per il resto molto impacciato, trova il colpo di testa vincente su corner di Honda, dopo che lo stesso giapponese aveva sfiorato il pareggio su punizione un minuto prima. Recuperato il risultato, il Milan attacca con ancor maggior convinzione e crescente qualità, anche perché finalmente si iscrive alla partita anche Menez, e al Cesena non resta che buttarla sul gioco duro. Tanta pressione, tante chance potenziali, pochi tiri davvero pericolosi: l’occasione migliore finisce sui piedi di Bonaventura, servito involontariamente da un bianconero, ma la sua conclusione da zolla favorevole finisce alta di poco.

La ripresa ha invece riproposto un altro limite rossonero già emerso nelle prime giornate. Complice il caldo, il rendimento del Milan è drasticamente calato nella seconda metà di partita: ritmo di gioco più basso, distanze tra i reparti che crescono a vista d’occhio, manovra sempre più scolastica e affidata quasi esclusivamente ai guizzi di Menez e Bonaventura e fianco esposto alle ripartenze del Cesena; figuriamoci poi quando al 27’ Cristian Zapata, peraltro uno dei migliori, si fa sfuggire Defrel ed è costretto al fallo da ultimo uomo, rimediando l’inevitabile rosso. Inzaghi aveva appena inserito Pazzini ed Essien per Torres (martirizzato da Volta) e Poli, e si trova obbligato a spendere l’ultimo cambio, buttando nella mischia Alex per Honda. E’ il colpo di grazia alle ambizioni del Milan di riuscire a tornare alla vittoria dopo due settimane. Nel finale c’è spazio solo per una deviazione imprecisa di Pazzini su bel cross di Bonaventura e per una rete giustamente annullata a Lucchini per fallo di Cascione su Marilungo. Finisce 1-1, il cartello “lavori in corso” resta saldamente attaccato ai cancelli di Milanello.