Le parole sono importanti, soprattutto se provengono da una determinata categoria di individui. Quando abbiamo sentito i due Blanc del PSG, Laurent e Jean-Claude, dichiarare amore a Edinson Cavani (il primo) e ammettere l’esistenza di una trattativa clamorosa (il secondo), non abbiamo potuto far altro che drizzare le orecchie come dei bracchi in punta. E, a quanto pare, non abbiamo avuto torto. Per l’Equipe, infatti, la missione di Leonardo (foto by InfoPhoto) è andata a buon fine: affare concluso, 63 milioni di euro al Napoli e 10 netti a stagione per 5 anni al Matador.

Insomma, un investimento complessivo che sfiora i 150 milioni di euro lordi. Tanti, per un club che nel 2011 fatturava meno di 100 milioni di euro (meno del Napoli, per capirsi), e che due anni dopo può permettersi di investire il 150% di quella cifra su un singolo giocatore – senza dimenticare che nel 2012 aveva effettuato un investimento analogo per accaparrarsi la coppia Thiago Silva-Ibrahimovic. Tanti, forse troppi, a meno che non si conosca il trucco.

Il fatturato del PSG è magicamente lievitato nel giro di una stagione: da 100 milioni a 225 (e chissenefrega, come vedremo, se anche i costi sono cresciuti del 70%). Il tutto, nonostante gli introiti da botteghino siano rimasti quasi invariati (da 18 a 25 milioni) e quelli da diritti TV anche (da 45 a 47: il Milan ne incassa 140). La voce “altri ricavi”, invece, si è gonfiata a dismisura, passando da 17 milioni a 125 milioni. Non ci allontaniamo molto dalla verità, se sosteniamo che tutto ciò ha a che fare con qualcosa che teoricamente non si potrebbe fare, ovvero con una mega-autosponsorizzazione con la Qatar Tourism Authority, ovviamente legata a doppio filo ai padroni del PSG. Nient’altro che un ripianamento del rosso di bilancio mascherato. Per non parlare dell’immunità fiscale gentilmente concessa dallo stato francese alla famiglia reale qatariota. Fair Play Finanziario aggirato senza colpo ferire. Platini, che si fa?