Come un anno fa, il Milan vince 3-1 in rimonta sul campo di Catania e torna a vincere in campionato dopo oltre un mese di astinenza, strappando al contempo il secondo successo consecutivo dopo quello di martedì contro il Celtic. Le reti di Montolivo, Balotelli e Kakà (ancora a segno in coppia) consentono ad Allegri di respirare e di togliere il “V.M. 18” dalla classifica della sua squadra, in un momento in cui in casa Milan il calcio giocato sembra l’ultima delle preoccupazioni.

In effetti, ancora non ci siamo ripresi dalla notizia che il Milan è stato ufficialmente trasformato da Berlusconi in una creatura mitologica a due teste che si odiano a vicenda, come una specie di Ortro schizofrenico, che subito ci tocca constatare come Catania-Milan sia anche la sfida nella sfida tra Plasil e Kakà. Basta questa romantica metafora prandiale per descrivere il primo tempo disputato dai rossoneri: d’accordo, le rappresaglie societarie non aiutano, e l’undici schierato da Allegri per cause di forza maggiore lo non si vedrebbe in campo nemmeno in un triangolare di fine luglio, ma sarebbe comunque lecito aspettarsi qualcosa di più da una gara che ti vede fronteggiare l’ultima in classifica. E invece, oltre a non creare praticamente nulla in avvio di gara, al 13’ il Milan è già sotto di una rete: tecnicamente il gol è di Lucas Castro, ma filosoficamente il merito è tutto di Nocerino e Bonera, che alla finta dell’argentino hanno abboccato come due saraghi, sedendosi a terra e lasciandogli lo spazio per calciare verso Gabriel. Bonera, poi, completa il lavoro con la deviazione decisiva che inganna il portierino brasiliano. Poco dopo, il difensore brasiliano prova a regalare il raddoppio a Barrientos, ma l’esterno di De Canio affretta troppo la conclusione e manda a lato. Il linguaggio del corpo parla di un Milan allo sbando, ma fortunatamente trova subito il pareggio: un cross lungo di Emanuelson dalla sinistra trova il piattone morbido di Montolivo e, soprattutto, una mezza dormita di Andujar. Primo gol in campionato per il capitano rossonero e 1-1 al 20’. Kakà predica nel deserto, Balotelli marca visita, Birsa si sbatte ma l’è quel che l’è e la seconda metà di frazione scorre via nel piattume più sconsolante.

L’andazzo sembra non cambiare granché nella ripresa, ma in 120 secondi, ovvero tra il 18’ e il 19’, il match svolta repentinamente. Balotelli, fino a quel momento da censura, prima beffa l’impresentabile Andujar con una punizione rasoterra sul palo del portiere; poi, un minuto più tardi, convince Tachsidis a scalciarlo come se fosse una palla ovale, costringendo Rizzoli all’inevitabile rosso diretto. In vantaggio di un uomo e di un gol, il Milan pensa bene di farsela addosso: il Catania, privo ormai di remore difensiviste, si getta in avanti con furia e Gabriel passa un brutto quarto d’ora. Gli animi si surriscaldano ulteriormente quando Rizzoli decide di concedere a Spolli la licenza di razzismo, oltre a quella di uccidere: il suo labiale (“negro di merda”) è chiaro, confidiamo che i solerti ispettori della Procura ne abbiano preso atto. Ci pensa la classe immarcescibile di Kakà a calmare le acque: come a Glasgow con Balotelli, al 36’ Montolivo trova il corridoio giusto per la sgroppata del brasiliano, che entra in area e, da posizione defilata, infilza Andujar con un destro goniometrico sotto l’incrocio. Nel finale c’è spazio anche per El Shaarawy, al ritorno dopo tre mesi, e per Matri, ma il risultato non cambierà più. Il Milan bicefalo riparte.