Due ragazzi del borgo, cresciuti troppo in fretta, un’unica passione per la bicicletta”, attaccava così Francesco De Gregori, per raccontare la storia di Costante Girardendo e Sante Pollastri, campione di ciclismo il primo e bandito anarchico il secondo, partiti dal medesimo punto – Novi Ligure, condizioni economiche modeste, l’amore per lo stesso sport – ma irrimediabilmente divisi al traguardo. Una vicenda che, in qualche modo, ricorda quella di Francesco Totti e Antonio Cassano (foto by InfoPhoto), campioni del popolo, amici e nemici, traghettati dai loro destini verso mete vicendevolmente remote.

Di Antonio Cassano, il Bandito, abbiamo parlato fin troppo, al tal punto che ci viene il sospetto che ormai non sia più nemmeno un argomento che interessi la narrativa sportiva, quanto l’indagine sociologica o perfino medica. La ragione per cui ha deciso di dissipare senza appello il suo talento è nascosta nelle circonvoluzioni del suo cervello, che a questo punto minacciano di custodirla per sempre. Dove non poté Capello, non hanno potuto Garrone, Allegri, Prandelli e Stramaccioni. Cassano si allena poco, corre di meno e parla a sproposito, senza rendersi conto che nemmeno il talento di Messi e Ronaldo (cosa di cui non dispone neanche lontanamente) potrebbe salvarlo da una simile inclinazione distruttrice. Può bastare per stabilire il proprio dominio nel borgo, ma la metropoli ti inghiotte. E, alla fine, ti sputa lontano, dove le cose decadono e vengono dimenticate.

Di Francesco Totti, il Campione, non si parla mai abbastanza, a tal punto che qualche volta ci si dimentica di quanto è grande. Meno male che ci pensa lui a ricordarcelo: 225 gol in Serie A, raggiunta l’icona post-bellica Gunnar Nordahl. Lassù c’è rimasto solo Silvio Piola. Questo antico ragazzo di Roma il talento non lo ha mai sperperato, anche se forse, con la decisione di dedicarlo a una sola città e a una sola causa, ha impedito che altri campioni e altri scenari lo fecondassero. Ma non è mai stato merce d’esportazione, Totti, per sua natura ancor prima che per sua scelta: piuttosto, un prodotto tipico, raro, pregiato e non riproducibile lontano dalla sua terra d’origine, dove lì e solo lì si nasconde la segreta combinazione di minerali e luce solare in grado di farlo crescere. Non verrà ricordato come il fenomeno che è, perlomeno all’estero, e questo, da un punto di vista storico, è un peccato: ma poi penso che noi abbiamo avuto la fortuna di ammirarlo, tra le mura del nostro feudo; e, in fondo, degli altri, che ce frega.