Dura la vita dei giornali di Milano, da quando Antonio Cassano (foto by InfoPhoto) si aggira da queste parti. Ieri, l’edizione cartacea e quella online della Gazzetta dello Sport, per pareggiare salomonicamente l’onda del rinnovo di El Shaarawy, parlavano dell’ormai imminente rinnovo di Cassano con l’Inter. Oggi, poverini, sono costretti a uscire con un “Strama-Cassano, lite e mani addosso” che capovolge radicalmente una situazione per qualche motivo dipinta come idilliaca.

Le cronache parlano di un diverbio nato dopo l’ultimo allenamento pre-Catania, lungo il breve tragitto che porta dal campo agli spogliatoi, e andato rapidamente in metastasi, con lo scambio di vedute che si è rapidamente trasformato in insulti reciproci prima e spintoni poi. Solo l’intervento di alcuni compagni e del team manager Cordoba ha impedito la scazzottata pubblica. Non si conoscono, invece, le ragioni del litigio, che di certo non può essere attribuito a uno scarso utilizzo del giocatore – che comunque, con ogni probabilità, salterà Catania per scelta disciplinare.

Ma le ragioni, in fondo, non contano. Il problema è ben noto, ha un nome e un cognome, ovvero Antonio Cassano e il suo imperscrutabile equilibrio emotivo che vincit omnia. Ci ha provato il dittatore Capello, l’austerità nobile del Real Madrid, l’agriturismo a conduzione familiare dei Garrone a Genova, l’impeccabile organizzazione del Milan, e ora ci sta provando la repubblica anarchica nerazzurra. I risultati sono sempre i medesimi: fin qui tutto bene, fin qui tutto bene, fin qui tutto bene, poi erutta il vulcano. Senza preavviso e, solitamente, alla lunga senza rimedio.

Moratti parlerà oggi coi protagonisti dell’alterco, ma nel migliore dei casi servirà solo da cerotto malsicuro. La Gazzetta racconta di un rinnovo fino al 2015 che non sembra più così scontato, e questo è il prossimo bubbone che si profila all’orizzonte per l’Inter. Legarsi per altri due anni a un giocatore discontinuo sia calcisticamente che emotivamente, oppure rimangiarsi la mezza parola data e far la fine del “Dottor Galliano”?