Frattura del secondo metacarpo della mano destra: questo l’esito degli esami strumentali per Antonio Cassano (foto by InfoPhoto), infortunatosi alla mano durante la partitella del giovedì. La piaga degli infortuni sulla povera Inter prosegue, anche se in casi come questi è difficile appellarsi al fondo dei terreni di Appiano Gentile, finiti ultimamente sul banco degli imputati con l’accusa di essere i principali responsabili della moria di nerazzurri. Qui si tratta di sfiga.

O forse, se siete del genere superstizioso, di una vendetta ad personam di chi muove i fili, lassù, da qualche parte oltre le nuvole, nei confronti delle lacrime di coccodrillo del giocatore. Il Pibe de Bari, infatti, si era reso protagonista solo ieri di un’inedita autocritica nel corso di un’intervista concessa a Marco Tardelli (?):

Se non ho avuto una carriera migliore è stata colpa mia. Ero convinto che bastasse la qualità per andare avanti, ho giocato in grandi squadre ma ho sempre fatto poco. Ho fatto più casini della grandine e il 99% delle volte ho sbagliato io, però gli altri mi mettevano nelle condizioni di sbagliare. Passavo dalla ragione al torto in un attimo. Ho fatto il 50% di quello che potevo fare, ho sempre avuto un modo di allenarmi non professionale”.

Cassano ha 31 anni e ha fallito anche all’Inter, dov’era scappato l’estate scorsa, adducendo motivazioni poco plausibili e sparando a zero su Galliani. Il suo mea culpa arriva troppo tardi.