Una storia già bizzarra in partenza che rischia di trasformarsi in un teatro dell’assurdo. Karim Benzema, pluridecorato centravanti del Real Madrid e della nazionale francese, ha confessato alla polizia transalpina il proprio coinvolgimento attivo nell’affaire Valbuena, il centrocampista del Lione ricattato a causa di un suo presunto sextape. In custodia da mercoledì mattina presso gli uffici della polizia giudiziaria di Versailles, secondo fonti interne Benzema avrebbe ammesso di essere intervenuto nella vicenda “per fare un favore a un amico d’infanzia“.

I tre ricattatori in possesso del video a luci rosse di Valbuena, in altre parole, avrebbero contattato un amico del fratello di Benzema con lo scopo di arrivare alla stella del Real Madrid, e convincerlo a intervenire su Valbuena affinché accettasse di pagare i 150mila euro richiesti per non diffondere il filmato. Estorsione bella e buona, e nemmeno troppo mascherata, ed è incredibile come Benzema non abbia capito in che situazione si stesse cacciando. Per lui, infatti, si trattava soltanto di aiutare un amico di vecchia data. Secondo l’emittente francese BFMTV, è stato proprio Valbuena a denunciare le pressioni di Benzema, a causa del tono minaccioso delle sue parole.

Superficialità, idiozia o finta ingenuità, poco importa: perché ora Karim Benzema rischia grosso. Se le indiscrezioni dovessero essere confermate, infatti, l’attaccante blanco potrebbe essere accusato di concorso in estorsione, un reato che secondo la legge francese può essere punito con 100mila euro di ammenda e fino a sette anni di carcere. E se i soldi non sono un grosso problema per un calciatore milionario, la fedina penale invece lo è. Questo pomeriggio il giudice deciderà se formulare o meno un’accusa ai suoi danni – Benzema potrebbe anche essere dichiarato testimone informato dei fatti, oppure rilasciato senza accuse a suo carico – mentre sembra probabile la sua esclusione dai convocati del commissario tecnico Didier Deschamps.