Quella di oggi doveva essere solo una giornata di festa, per lo sport italiano. Al Quirinale andava in scena la consegna dei tricolori che sfileranno alle Olimpiadi del prossimo agosto a Rio de Janeiro, alla presenza del Presidente della Repubblica. Doveva essere un’occasione gioiosa e invece la notizia della nuova positività al doping di Alex Schwazer ha lasciato letteralmente tutti basiti. «Sono sconvolto, siamo tutti sconvolti - dice senza mezzi termini il presidente della Fidal, Alfio Giomi, che appare come un uomo distrutto -, stiamo cercando di capire cosa è accaduto, è ancora presto per fare un commento. Posso solo dire che è una vicenda faticosissima: la Iaaf ci aveva raccontato altri esiti dei controlli, e ora?».

Bella domanda. Il presidente del Coni, Giovanni Malgò, cerca d’essere cauto: «È una notizia bruttissima, ma non voglio dare nessun giudizio, ne sappiamo ancora troppo poco», mentre il suo predecessore e membro del Cio, Franco Carraro (che durante l’ultimo consiglio nazionale del Coni intervenne in sua difesa) prova a puntare il dito sui controlli, anche se il sospetto che Schwazer possa esserci ricaduto c’è, inutile nasconderlo: «Sono perplesso, come può essere cambiata la tecnologi dei controlli da gennaio a maggio? Comunque, se sarà effettivamente positivo mi dispiacerà perché non sarà stato coerente con se stesso e i suoi propositi di rinascita». Scuote la testa Franco Chimenti, presidente della Federgolf e membro di spicco dello sport italiano: «È un dramma, umano e sportivo».

La notizia della nuova positività di Alex Schwazer è come un’ombra che aleggia durante la cerimonia che si è svolta stamane al Quirinale, al cospetto del Presidente Mattarella, che ha consegnato il tricolore con cui sfileremo ai giochi olimpici. Federica Pellegrini, che sarà la nostra portabandiera a Rio, è stata tra le prime a intervenire su questa triste vicenda: «Non so se darla per vera, nel caso sarei dispiaciuta e sorpresa che ci sia ricascato, vedremo gli sviluppi nei prossimi giorni. Io avevo rispettato la sua riabilitazione dopo la lunga squalifica, ora se fosse confermata la sua positività cambierei idea». Subito dopo arriva la botta che non ti aspetti, figlia probabilmente dell’orgoglio di ogni sportivo che dedica la sua vita al sacrificio per ottenere risultati onestamente: «Il problema, però, è tarare le pene: per casi gravi, come Epo o anabolizzanti, io sono per la radiazione a vita, già alla prima positività. E vi assicuro che molti altri atleti la pensano così».

Più cauto il suo compagno, Filippo Magnini: «C’è qualcosa di strano, un’analisi fatta cinque mesi dopo non ha senso, può darsi che certe cose non siano state fatte bene. Se devi beccare qualcuno, devi farlo subito. Spero tanto sia un errore». Lo stesso concetto viene poi ribadito dal commissario tecnico dell’atletica azzurra, Massimo Magnani: «Non posso credere che possa essere ricaduto nel baratro precedente, non c’erano i presupposti. Sono situazioni che vanno approfondite e chiarite, ci sono delle contraddizioni in una serie di passaggi e procedure. La federazione – aggiunge - ha preso atto di un’eleggibilità concessa dall’organizzazione internazionale. Quello che era regolare a gennaio non si può capire come non possa essere regolare dopo, queste va chiarito».